BENVENUTO NELLA COMUNITA’ DI FELLINE !!
Intervista a cura di GIULIANO CIRIOLO
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Don Giovanni, il 21 settembre lei inizierà un nuovo ministero pastorale nella comunità di Felline. Quali saranno le priorità, i primi passi di questo nuovo cammino?
Non credo sia possibile, soprattutto all’inizio di un nuovo cammino pastorale, arrivare con programmi già definiti o con progetti precisi. Penso che ci sia innanzitutto bisogno di tempo per conoscere la comunità, incontrare le persone, ascoltarle e creare occasioni di dialogo sincero.
Ogni comunità ha una sua storia, delle tradizioni, delle peculiarità, ma anche delle fatiche e delle domande che meritano di essere conosciute e comprese.

Credo, quindi, che i primi passi debbano essere soprattutto passi di ascolto e di conoscenza. Anche il territorio merita uno sguardo attento, per riconoscerne le bellezze, le risorse e i tanti doni che porta con sé. Tutto questo, naturalmente, alla luce del Vangelo e nel solco di quanto è stato già costruito. Ogni nuovo cammino, infatti, nasce anche dalla gratitudine per ciò che altri hanno seminato e dalla responsabilità di custodirlo e, quando possibile, farlo crescere.
Quello dei giovani è forse oggi il problema dei problemi. Pensa che la sua giovane età possa essere una marcia in più per costruire un dialogo con i ragazzi della nostra comunità? Ha già in mente qualche idea specifica per loro?
I giovani rappresentano una delle grandi sfide pastorali del nostro tempo. Non penso che la questione si possa risolvere semplicemente attraverso iniziative pensate per loro. Prima ancora viene la necessità di ascoltarli, di conoscere il loro mondo, le loro domande, le loro inquietudini, ma anche le loro capacità e le loro risorse. Ciò che conta è mettersi in ascolto e la capacità di costruire relazioni autentiche.
I giovani dovrebbero poter trovare nella comunità non soltanto uno spazio pensato per loro, ma un luogo nel quale sentirsi realmente protagonisti e nel quale poter condividere idee, domande e responsabilità. Sono pieni di risorse e, in qualche modo, sono le finestre attraverso cui una comunità guarda al proprio futuro. Per questo penso che il cammino con loro debba essere un cammino fatto insieme, senza pretendere di avere già tutte le risposte.
Quali sono gli obiettivi del suo progetto pastorale a favore degli ammalati, dei poveri e dei sofferenti?
La stessa attenzione dovrebbe riguardare gli ultimi, gli ammalati, i poveri e tutte le persone che vivono situazioni di sofferenza. Se queste persone sono nel cuore di Dio, non possono non esserlo anche nel cuore di una comunità cristiana. Anzi, penso che proprio dalla vicinanza alle fragilità si possa comprendere molto di ciò che una comunità è chiamata a essere.
Prima ancora di pensare a grandi progetti, credo sia importante imparare a riconoscere chi rischia di sentirsi solo, dimenticato o non visto. Una comunità cristiana dovrebbe avere la capacità di accorgersi, di ascoltare e di farsi prossima. La fragilità non dovrebbe essere qualcosa da nascondere o da lasciare ai margini, ma una realtà da accogliere e accompagnare.
Quale deve essere secondo lei il ruolo di una parrocchia all’interno di una comunità?
Dovrebbe essere davvero una “casa tra le case”: una presenza dentro la comunità, aperta e accogliente, capace di uscire dalle proprie mura e di condividere la vita delle persone. Una parrocchia non dovrebbe vivere separata dal territorio, ma conoscerlo, ascoltarlo e lasciarsi interrogare dalle sue realtà.
La parrocchia dovrebbe essere un luogo nel quale ciascuno possa sentirsi accolto, ascoltato e accompagnato, una comunità capace di camminare insieme e di non lasciare indietro nessuno. E dovrebbe anche saper leggere alla luce del Vangelo ciò che le persone vivono ogni giorno: le loro gioie, le loro speranze, le loro fatiche e le loro domande.
Cosa le dà più gioia nell’esercizio del suo ministero?
La vicinanza alle persone, con il cuore di Cristo. Questo è ciò che dà più gioia nel ministero sacerdotale. Incontrare le persone, ascoltare le loro storie, condividere le loro gioie e poter essere accanto a loro nei momenti più difficili è una delle esperienze più belle e più profonde del ministero.
Credo che il sacerdote sia chiamato innanzitutto a camminare con la gente, non a camminare davanti alla gente. Il suo compito è accompagnare, ascoltare, incoraggiare e aiutare a riconoscere, anche dentro la vita quotidiana, la presenza di Dio. È un cammino che si fa insieme, con lo sguardo rivolto a Cristo, Buon Pastore, e dentro la Chiesa madre.
GRAZIE DON GIOVANNI, PER LA DISPONIBILITA’ E LA CORTESIA !!
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