«I fischi rivolti ieri (venerdì 21 agosto, ndr) alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione dell’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, sono stati un episodio davvero sgradevole, che non rende giustizia alla città di Taranto e alla sua accoglienza. Credo che qualcuno debba oggi sentire il dovere di chiedere scusa, a nome della città, per quanto accaduto».
Lo dichiara in una nota la sindaca di Lecce ed esponente del centrodestra pugliese, ADRIANA POLI BORTONE.
«Si è trattato – continua – di una manifestazione di ingratitudine nei confronti di una presidente del Consiglio che si è attivata con grande determinazione per portare a compimento questa importante iniziativa. Non va dimenticato che sono stati investiti centinaia di milioni di euro per consentire a Taranto di ospitare i Giochi del Mediterraneo. Una scelta precisa, che ha puntato su Taranto e sul suo territorio, invece che su altre città.
Dietro questa manifestazione ci sono risorse, lavoro, infrastrutture e un’opportunità di sviluppo che non può essere ignorata. Per questo trovo ancora più ingenerosi quei fischi.
Si può dissentire politicamente, naturalmente, ma il rispetto istituzionale e la gratitudine – continua la sindaca – per un investimento così importante dovrebbero venire prima delle appartenenze.
Taranto – conclude – merita di essere ricordata per la sua capacità di accogliere e non per una contestazione che ha finito per offuscare una giornata importante.
Auspico, dunque, un gesto di scuse nei confronti della presidente Meloni»
TARANTO NON DEVE CHIEDERE SCUSA
(di CARLO SALVEMINI, già sindaco di Lecce)

Adriana Poli Bortone ha definito i fischi rivolti a Giorgia Meloni durante l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo un «gesto di ingratitudine» e ha auspicato che qualcuno chieda scusa alla presidente del Consiglio a nome della città.
I fischi possono piacere o non piacere. Quello che non si può chiedere ai cittadini è la gratitudine verso un governo perché investe risorse pubbliche in un territorio. Quelle risorse appartengono alla Repubblica.
Consentono di riconoscere il merito di una scelta, non possono creare un debito politico né acquistare il consenso.
Nello stesso stadio Sergio Mattarella è stato accolto da un’ovazione.
Taranto ha dimostrato di conoscere perfettamente il rispetto dovuto alle istituzioni e di saperlo distinguere dal giudizio politico su chi governa.
Anche la storia dei Giochi merita di essere ricordata per intero.
La candidatura di Taranto nacque dal lavoro del Comune, della Regione Puglia, di Asset e del CONI e venne accolta nell’agosto 2019. Il governo Meloni ha stanziato risorse aggiuntive e ha contribuito a portare a compimento la manifestazione. È un passaggio che va riconosciuto. Non autorizza a raccontare quei finanziamenti come una concessione personale della presidente del Consiglio alla città.
Soprattutto, bisognerebbe domandarsi che cosa raccontassero quei fischi.
Taranto ha pagato per decenni un prezzo altissimo a scelte industriali compiute nell’interesse dell’intero Paese: in termini di salute, ambiente, vite umane, lacerazioni sociali e dipendenza occupazionale. Giorgia Meloni non porta la responsabilità di quelle scelte. Oggi, però, guida il governo chiamato a decidere il futuro dell’acciaieria e, insieme, una parte decisiva del futuro della città.
Lo svolgimento dei Giochi coincide con uno dei passaggi più drammatici della storia di Taranto, che ancora una volta attende risposte sul lavoro, sulla salute, sulla possibilità di liberarsi dal ricatto che per troppo tempo ha costretto a scegliere tra l’uno e l’altra.
Prima di chiedere ai tarantini di scusarsi, sarebbe più giusto provare a comprenderli.
Taranto non deve chiedere scusa.
Merita di essere ascoltata !!
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