Della fusione dei due Comuni di Acquarica del Capo e Presicce si è discusso in loco per vari decenni, già dal primo dopoguerra. Ma è stato dopo il varo della Legge “Delrio” per l’incentivazione delle fusioni tra enti comunali – anno 2014 – che si è dato concretezza alla questione. Fino a indire, in data 16 dicembre 2018, un REFERENDUM POPOLARE il cui risultato sancì la volontà della maggioranza degli elettori di procedere nelle apposite sedi istituzionali alla nascita ufficiale della nuova Cittadina, avvenuta poi in data 15 maggio 2019. All’inizio la guida amministrativa venne affidata a un Commissario prefettizio, fino alle Elezioni del 2020 dalle quali scaturì l’attuale maggioranza in C.C. con PAOLO RIZZO sindaco.
A distanza dunque di oltre quattro anni quali valutazioni si possono fare in termini di vantaggi e svantaggi legati a questa nuova esperienza amministrativa?
Ne parliamo con il CAPOGRUPPO DI MAGGIORANZA in C.C. – che ringraziamo per la disponibilità e la cortesia – ALBERTO CAZZATO, classe 1981, originario di Presicce, uno dei fondatori del COMITATO PER IL “SI” ALLA FUSIONE. Dal 2013 al 2018 Alberto Cazzato è stato portavoce del Presidente della Giunta per le Autorizzazioni e le Immunità parlamentari del Senato della Repubblica. Attualmente è anche portavoce della Presidenza della Provincia di Lecce.

Consigliere Cazzato, a favore della fusione, in fase referendaria, si sono sottolineati vari benefici che da essa sarebbero derivati: la possibilità di disporre di importanti risorse aggiuntive, servizi in comune e più efficienti. Ad oggi di quali risorse aggiuntive avete beneficiato?
Il Comune di Presicce-Acquarica, grazie alla fusione, dispone di risorse finanziarie straordinarie inizialmente distribuite su un periodo di 10 annualità, poi successivamente esteso a 15 e per un totale di circa 1,6 milioni annui.
Oltre a questi trasferimenti dello Stato, la Regione – attraverso la legge istitutiva del nuovo comune – ha messo a disposizione risorse una tantum ma soprattutto ha offerto la possibilità di prevedere una premialità per i comuni nati da fusione all’interno dei bandi regionali destinati agli enti comunali. Quello finanziario non è stato l’unico vantaggio che ci ha spinto e convinto ad abbracciare la sfida di un percorso comune (che ha anche motivazioni sociali economiche e politiche) ma oggi mette certamente la nostra comunità nelle condizioni di poter attingere risorse aggiuntive per creare reali occasioni di sviluppo e crescita per una comunità su cui gravano un preoccupante fenomeno dello spopolamento, la desertificazione prodotta dalla Xylella, l’inesorabile condizione di perifericità unita agli annosi ritardi infrastrutturali, come per la maggior parte dei territori così a Sud.
Queste risorse rappresentano una preziosa base di partenza per un comune che intende proporsi in iniziative di cofinanziamento a valere sugli interventi pubblici sostenuti con risorse finanziarie sovra-comunali.
Come avete affrontato il problema dei servizi (anagrafe, polizia municipale, ufficio tributi) per le due Comunità?
La fusione è un istituto pensato per razionalizzare la spesa pubblica e ottimizzare le funzioni e i servizi. Questo ha catapultato la prima amministrazione in una fase fisiologica di prima definizione e riorganizzazione degli uffici, specie nei casi in cui essi prevedano uno sportello al pubblico, come può essere, ad esempio, l’Ufficio Anagrafe. La disponibilità di ben due sedi municipali ci ha aiutato nella dinamica di approdo a un servizio nuovo senza però cambiare di colpo le abitudini dei cittadini radicate nel tempo. Una buona organizzazione è essenziale per permettere alla macchina amministrativa di supportare l’iniziativa politico amministrativa in un contesto storico altamente competitivo e ricco di opportunità in cui la discriminante diventano l’iniziativa e la capacità progettuale.
Tra i problemi e le resistenze iniziali c’era il nodo della scelta del SANTO PATRONO “unico”. Come l’avete superato questo problema del quale parlarono a suo tempo anche le cronache nazionali?
Questo argomento tocca la carne viva della popolazione perché attiene al senso di appartenenza, al sentimento intimo in rapporto alla ritualità religiosa e ha generato anche una discussione abbastanza animata in principio. È anche giusto che sia così. Nei fatti esiste però una distinzione tra ambito religioso e ambito civile. La data dei riti legati al culto dei Santi è rimasta invariata ed è legittimo che ogni scelta, se ci vorrà essere, spetti a enti e organismi appositi. Quello su cui l’amministrazione si può determinare è la scelta di una e una sola data civile, per intenderci quella in cui sono chiusi gli uffici pubblici. Negli ultimi anni la scelta è ricaduta sul 16 dicembre, legandola semplicemente alla giornata in cui è stato realizzato il referendum con cui la popolazione si è mostrata propensa a unire i comuni.
La popolazione dei due comuni ha già superato le paure sulla “perdita della propria identità”?
L’identità è stato terreno di confronto nella fase pre-referendaria e una delle principali argomentazioni a favore del No alla fusione proposta da chi aveva la preoccupazione, assolutamente legittima, che si potessero smarrire le identità dei luoghi. Un buon lavoro di promozione della cultura dei luoghi, unito a nuovi investimenti sui tratti identitari, sulle autenticità, sulle tradizioni non può che aiutare a potenziare in maniera esponenziale le peculiarità di un territorio. Credo infatti che l’identità sia un valore che si ricombina, che vive nella storia dei luoghi e nell’iniziativa umana. Inoltre, con un trend di spopolamento così marcato, arriveremo prima o poi a non avere più né un municipio, nè una municipalità. C’è la reale possibilità di perdere tutto anche la possibilità di raccontare le nostre caratteristiche. Meglio avere a questo punto, qualche strumento in più per provare a invertire la rotta e esaltare tutto quello che altri ci invidiano.
Il tempo dirà se è stato opportuno o no il processo di fusione tra le vostre due Comunità; lei personalmente cosa pensa?
La fusione è una possibilità che, a mio avviso, a un certo punto della storia ci dovevamo pur offrire per provare a cambiare lo stato delle cose, a queste latitudini e alle condizioni date. Come tutte le esperienze, anche questa ci consegna risultati di cui poter andare orgogliosi ma inevitabilmente anche passaggi su cui forse si sarebbe potuto e dovuto operare diversamente e altri ancora sui quali è, e sarà necessario fermarsi a riflettere ulteriormente per provare a tenere vivo il confronto e il dibattito pubblico con la prospettiva auspicabile di continuare a migliorarsi, praticando l’ascolto, favorendo processi partecipativi e soprattutto senza mai perdere un approccio auto-critico nei confronti delle cose.
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