C’è un cambiamento profondo nel modo in cui le notizie raggiungono il pubblico. E non è soltanto una questione di piattaforme: è un cambiamento dell’intera filiera dell’informazione !!
Un tempo una notizia aveva luoghi definiti: il telegiornale, il giornale, la radio. Oggi, sempre più spesso, la sua prima vita non passa da lì. Transita attraverso un ecosistema ibrido in cui il contenuto giornalistico viene intercettato, rilanciato, commentato e consumato sui social network.
La conseguenza è che anche il giornalista ha cambiato ruolo.
Non è più soltanto colui che ricerca, verifica e racconta i fatti. È diventato anche il promotore del proprio lavoro. Condivide il servizio, pubblica il link all’articolo, anticipa contenuti, invita alla lettura. In molti casi è costretto a diventare lo “strillone” di sé stesso.
È una trasformazione che merita una riflessione. Perché la visibilità dell’informazione non dipende più esclusivamente dalla qualità del lavoro giornalistico, ma dalla capacità di catturare l’attenzione negli algoritmi delle piattaforme.
Il rischio è sottile ma concreto: il valore della notizia finisce per essere misurato più dall’engagement che dal suo interesse pubblico. E il giornalista, anziché essere riconosciuto per la solidità delle proprie fonti e del proprio metodo, sente il bisogno di ricordare continuamente al pubblico: “Ci sono anch’io. Faccio il giornalista.”
Non è necessariamente colpa di chi lavora nell’informazione. È il sistema della distribuzione delle notizie che è cambiato. Ma quando la promozione diventa parte integrante del mestiere, vale la pena chiedersi se non stia cambiando anche il significato stesso del giornalismo.
Perché oggi il punto non è soltanto dove leggiamo o guardiamo una notizia. Il vero tema è chi decide se quella notizia arriverà fino a noi, con quale visibilità, in quale momento e accanto a quali altri contenuti.
Sempre più spesso non è una scelta editoriale, ma una decisione affidata agli algoritmi delle piattaforme, che premiano ciò che genera attenzione, interazione e permanenza, non necessariamente ciò che ha maggiore rilevanza pubblica.
Ed è forse questa la trasformazione più profonda: il giornalismo continua a produrre informazione, ma il potere di distribuirla e renderla visibile appartiene sempre meno alle redazioni e sempre più agli ecosistemi digitali che governano il nostro modo di informarci.
ATTILIO PALMA / (Giornalista)
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