Sulla “Serra Calaturo” tra Alliste e Felline sorge una antica Chiesa rupestre, opera dei monaci basiliani che ancor prima del MILLE d.C. provenienti dall’Oriente si stanziarono e dimorarono su queste alture, così come in tutto il Salento.
Già nel 1452 la Chiesa della MADONNA DELL’ALTO la ritroviamo negli atti della visita pastorale effettuata a Felline dal vescovo di Nardò Ludovico De Pennis.
Tale monumento ha saputo dunque ben sfidare ogni evento avverso, di natura climatica e non solo, per oltre 10 secoli, attestandosi come uno dei gioielli più antichi di questo territorio, da sempre un vanto per le nostre popolazioni !!
L’edificio, privo di finestre, è costituito da un’unica campata con volta girata a botte. Nei mesi scorsi è stato oggetto di restauro e manutenzione straodinaria, un progetto ambizioso che aspirava, per dirla con i suoi promotori, a far ritrovare la bellezza non solo al monumento basiliano ma a tutta la piana circostante, nota per il suo elevato pregio naturalistico.
Purtroppo una “relazione” sui lavori eseguiti – ex post – non è stata mai fatta o, quantomeno, non l’abbiamo mai letta o ascoltata.
Possiamo però dire che IL PROGRAMMA DEI LAVORI prevedeva tra l’altro “interventi di pulitura superficiale per eliminazione di alghe e licheni e interventi di protezione dagli agenti atmosferici” delle superfici esterne.
Sulle murature si prevedevano inoltre “interventi di deumidificazione elettrofisica”. Questo perché negli ambienti interni alla chiesa si erano rilevati ”gli effetti attribuibili a umidità di risalita, con potenziale interessamento delle pitture parietali presenti”.
A distanza di pochi mesi dalla fine dei lavori sconcerta non poco lo stato in cui versa la chiesa soprattutto nella parte interna.

Delle due l’una: o sulla volta a botte è stata utilizzata una particolare tecnica di “pittura/restauro” rendendo variabile la tonalità dei colori, oppure, come temiamo, la stessa volta, quasi come una spugna, sta assorbendo acqua e umidità in abbondanza proveniente dai tetti e/o dalle stesse pareti esterne.
Le grandi macchie di colore giallo-scuro – mai viste negli anni precedenti in quelle dimensioni – sono li, in tutta la loro evidenza e bruttura, in alto e sui lati dell’edificio.

Ci auguriamo che chi di competenza prenda visione e verifichi al più presto quanto abbiamo sopra segnalato.
Lo abbiamo fatto, beninteso, senza ricorrere a toni allarmistici e soprassedendo – dato anche il “magico” periodo natalizio in cui ci troviamo – su diversi altri aspetti del progetto realizzato che non ci convincono.
GIULIANO CIRIOLO






