“ A 40 metri di profondità, al largo di TORRE SINFONO’, nel Salento, i fondali sono disseminati di anfore e frammenti di esse.
In un punto se ne contano a decine, è un blocco che si solleva rispetto al resto.
Può sembrare ciò che resta dopo una lite casalinga tra titani. Invece, potrebbe essere la parte affiorante del carico di una nave romana affondata nello Jonio mentre veleggiava per la Francia o la Spagna.
Lo sostiene il professor Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia presso l’Università di Foggia, che, assieme ai carabinieri, s’è immerso ed ha ispezionato i reperti archeologici. Secondo lui, il mare e il tempo avrebbero saldato i cocci in un duro groviglio di concrezioni.
Una sorta di tappo che, con la sabbia a fare da culla, ha salvato la chiglia di una nave di oltre duemila anni fa.
Il professore (che ha effettuato il sopralluogo assieme al dott. Giacomo Disantarosa, dottorando in ricerca in Civiltà tardo-antica e altomedioevale presso l’Università di Bari), è consulente nell’inchiesta scattata nell’agosto scorso e relativa al trafugamento e alla vendita di reperti archeologici.
Da allora proseguono le indagini dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari, coordinato dal tenente Michele Miulli, cui collaborano i militari della Compagnia di Gallipoli, guidati dal cap. Antonio Caterino, e quelli del Nucleo sommozzatori di Taranto, agli ordini di Ugo Adorante”.
Così pubblicava la Gazzetta del Mezzogiorno nel lontano luglio 2004, in un articolo di Marisa Ingrosso.
Oggi apprendiamo tramite il deputato salentino di Fratelli d’Italia SAVERIO CONGEDO, che il Consiglio superiore dei Beni culturali ha stanziato 780 mila euro per il recupero urgente del carico e per la messa in sicurezza del relitto della nave di cui sopra.
Una notizia indubbiamente importante per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale e per l’arricchimento dell’offerta turistica di tutto il Salento.

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