Antonio Leone, da sempre cittadino di Alliste, ha costruito il proprio percorso formativo e professionale mantenendo il legame con il territorio e sviluppando una propria idea del ruolo della pubblica amministrazione nello sviluppo locale.
Laureato in Economia e Commercio, ha approfondito le proprie competenze con una Specializzazione nella gestione dei fondi PNRR e un Master in Project Management della Pubblica Amministrazione. Ha inoltre maturato esperienza nella formazione professionale, collaborando con scuole ed enti di formazione, specializzandosi nell’uso delle nuove tecnologie per rendere più efficaci e accessibili i percorsi didattici e formativi. È, altresì, iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ed all’Albo dei Revisori Legali.
La sua attività professionale ha avuto inizio con una esperienza in una società di consulenza per la direzione a Milano, dove ha potuto sviluppare competenze strategiche e operative nella gestione e nell’ottimizzazione dei processi organizzativi. Successivamente ha lavorato presso un consorzio di comuni che forniva servizi agli enti locali, mentre, attualmente è dipendente del Comune di Alliste. Inizialmente, si è occupato del controllo, monitoraggio e rendicontazione dei progetti finanziati dell’Ente, acquisendo una conoscenza approfondita delle dinamiche amministrative e della gestione dei fondi pubblici. Ora si occupa di tributi locali, un ruolo che unisce competenze tecniche e gestione amministrativa ad un approccio orientato al servizio dei cittadini.
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Dott. Leone, come vede la situazione di Alliste e Felline, oggi, dal punto di vista economico e sociale?
Alliste e Felline sono comunità dense di storia, tradizioni e potenzialità straordinarie, lasciate inespresse. Il tessuto economico è ancora radicato nei settori tradizionali come agricoltura, artigianato e piccole imprese che, tuttavia, resistono con determinazione alle difficoltà generali di contesto. Negli ultimi anni non si è riusciti a creare una condizione realmente favorevole allo sviluppo locale perché è mancato un approccio coerente e strutturato, capace di integrare crescita economica, innovazione e valorizzazione del territorio, nonché del patrimonio storico.
Il punto non è solo economico, ma principalmente di indirizzo, perché senza una direzione chiara, una programmazione pluriennale e senza la capacità di fare sistema, ogni iniziativa resta isolata. È necessario compiere un salto di qualità, puntando su forme incentivanti concrete che possano attrarre aziende ed investitori sul territorio. Ciò significa rendere più accessibili le prassi amministrative, prevedere iniziative di agevolazione, favorire partenariati pubblico-privati, incentivare start-up o nuove imprese, soprattutto nei settori del turismo sostenibile, dell’agroalimentare di qualità e dei servizi innovativi. Tutto questo richiede una visione amministrativa capace di ascoltare realmente i bisogni di cittadini, imprese, giovani e professionisti, di tradurli in obiettivi strategici.
Sul piano sociale, la comunità è viva, ma in parte anestetizzata rispetto alle sfide del contesto attuale. Anche qui serve una precisa scelta e cioè investire nel sostegno della scuola, dello sport e della creazione di spazi di socializzazione per bambini e ragazzi. Ciò porterebbe a costruire cittadinanza attiva, a prevenire l’emarginazione e a offrire opportunità di crescita e appartenenza. È altrettanto fondamentale porre maggiore attenzione al tema della sicurezza, attraverso politiche di prevenzione e riqualificazione degli spazi pubblici. È necessario, inoltre, creare luoghi permanenti di confronto e crescita socio-culturale non come esercizi formali ma come strumenti attraverso cui costruire decisioni condivise.
La macchina burocratica del Comune avrebbe bisogno di qualche intervento o “aggiornamento” per una sua maggiore efficienza? In quali ambiti in particolare?
La macchina comunale rappresenta oggi uno degli strumenti più delicati e strategici per la crescita del territorio ma spesso percepita come un apparato appesantito da procedimenti complessi, tempi lunghi di risposta e da una digitalizzazione ancora insufficiente.
È evidente che l’organizzazione amministrativa non è un elemento neutro, poiché ovviamente risente dell’indirizzo del momento. Se manca un metodo chiaro ed improntato alla programmazione, la struttura tende a ripiegarsi su sé stessa adottando un approccio difensivo e burocratico nel senso più restrittivo del termine. Bisogna superare i vecchi modi di interpretare il lavoro pubblico, abbandonando logiche meramente formali o autoreferenziali radicate, ove l’ente comunale non deve essere percepito come un ostacolo, bensì come un alleato.
Una macchina amministrativa moderna deve essere in grado di offrire risposte chiare, tempi certi, trasparenza e accompagnamento nei procedimenti, specialmente per chi intende investire sul territorio o avviare nuove attività.
La Collina della Madonna dell’Alto sembra in uno stato di completo abbandono, con ruderi ancora in piedi da decenni che ne devastano l’immagine e il decoro, edifici costruiti da anni e mai aperti al pubblico, una zona alberata sempre meno verde e piena di alberi secchi o bruciati. Come si può o si dovrebbe intervenire per porre rimedio a tale scempio?
La Collina della Madonna dell’Alto rappresenta uno dei patrimoni maggiormente straordinari e unici del territorio di Alliste e Felline ma oggi appare ancora come un semplice elemento geografico, una presenza nel paesaggio e non una vera risorsa strategica su cui costruire sviluppo e identità. Per decenni è rimasta ai margini della programmazione con la presenza di ruderi lasciati al degrado, aree verdi prive di manutenzione. L’assenza di alcuna progettualità ha progressivamente allontanato la comunità da un luogo che dovrebbe essere, al contrario, simbolo e punto di riferimento !! La Collina, come noto, rappresenta anche un importante luogo religioso per la comunità perché custodisce memoria, tradizione e spiritualità, legato alla devozione popolare. Trascurarlo significa non solo perdere un’opportunità di sviluppo, ma indebolire un elemento identitario profondo che unisce generazioni diverse. In molti contesti locali italiani, anche vicini al nostro, le zone naturali sono state spesso rivalutate trasformandole in poli di attrazione culturale, turistica e sociale. Questo dimostra che non si tratta di un’utopia, ma di una scelta di indirizzo e di metodo. Fondamentale è anche il collegamento con la zona costiera attraverso percorsi turistici e naturalistici integrati che valorizzino l’intero territorio. Collina ed entroterra da un lato, litorale dall’altro sono elementi che, se messi in rete attraverso una visione unitaria, possono generare flussi turistici destagionalizzati, nuove opportunità imprenditoriali e occupazionali, oltre a una rinnovata centralità di Alliste e Felline nel panorama locale.
Da anni si vivono difficoltà nella selezione e ricambio della classe politica locale. A cosa è dovuto secondo lei questo problema e come si potrebbe seriamente affrontare?
Il tema del ricambio della classe politica locale è centrale e non si tratta solo di “cambiare i volti” ma di ripensare profondamente il modo in cui si fa politica sul territorio. Negli ultimi anni, troppo spesso si è lasciato spazio alla guida del singolo, un approccio sicuramente poco incline al confronto con la comunità, con le associazioni, con le categorie produttive e con i giovani. La politica, invece, dovrebbe tornare a essere prima di tutto luogo di confronto tra cittadini, spazio di elaborazione collettiva di idee e visioni. Solo dopo un serio percorso di ascolto, partecipazione e costruzione condivisa si possono individuare le persone più adatte a ricoprire ruoli amministrativi. Prima viene il progetto politico, poi le candidature !! Senza questo passaggio, il rischio è quello di avere amministratori privi di un orizzonte strategico condiviso. Il vero ricambio, dunque, non sarà generazionale ma piuttosto culturale.
Pensa di poter essere tra i protagonisti nelle prossime elezioni comunali di Alliste?
Alliste ad oggi sta già esprimendo fin troppi protagonisti, per lo più rappresentazioni individuali che spesso non fanno riferimento ad un progetto collettivo. Credo che con le giuste motivazioni e l’adeguato coinvolgimento in un progetto di comunità ogni cittadino di Alliste può essere motivato e sentirsi protagonista. Serve la politica di ampio respiro, capace di guardare oltre l’ordinario con un piano d’azione strategico che parta da un’idea chiara di comunità. Un progetto innovativo e credibile stimolerebbe sicuramente qualsiasi sopito interesse.
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