CHI E’ DANIELA PACELLA?
Daniela nasce il 13 gennaio del 1968 a Felline, un piccolo borgo del sud Salento. Si diploma presso il Liceo Artistico, per poi iscriversi alla Facoltà di Architettura di Firenze senza mai portare a termine gli studi.
Cova dentro, però, una grande passione per la lettura che riesce a coltivare molto bene iniziando un percorso letterario con la pubblicazione di alcuni racconti: In viaggio verso casa nel 2020, Diario di Bordo nel 2021, Mabel nel 2024, racconti gialli ambientati in in epoca vittoriana.

Oggi Daniela è una grande appassionata di diorama. Nel frattempo continua a scrivere e a ben raccontare. Di se stessa dice: “Chi afferma di conoscermi non sa realmente chi ha di fronte, con molta probabilità una sognatrice senza rimedio, amo il grande teatro di Pirandello e sono un’instancabile divoratrice di libri con cui ho condiviso e condivido i miei pensieri più intimi”.
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INTERVISTA A CURA DI Giuliano Ciriolo
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Daniela, quando è nata in te la passione per la scrittura?
La mia passione per la scrittura nasce dall’imparare ad ascoltare. L’ascolto e la narrazione facevano parte del rapporto intimo con mia nonna materna, che fin da quando eravamo piccoli ci intratteneva con i suoi racconti. L’ascolto è per me la prima regola o, se vogliamo, l’incipit per raccontare un viaggio a cui possono attingere molte altre persone. Se impari ad ascoltare bene una persona, impari a capire i desideri e le paure di molte altre. È così che un viaggio personale diventa un viaggio in cui tutti possono rispecchiarsi.

Quali emozioni vivi scrivendo un libro? Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare pian piano un racconto, un romanzo?
Scrivere un libro è un’esperienza che somiglia molto a un viaggio in mare aperto: si passa dalla bonaccia assoluta alla tempesta perfetta, spesso nel giro di un unico capitolo. Vedere la propria opera diventare “materia” (che sia su carta o su uno schermo) è l’emozione di aver dato ordine al caos dei propri pensieri e vederli materializzarsi davanti ai tuoi occhi.

Come nasce l’idea de “Il Casale del Ciliegio”?
Il Casale del Ciliegio nasce da una profonda urgenza di senso e di sorellanza. IL Casale diventa abbraccio e non pietra dura; è in questo contesto che l idea del Casale del Ciliegio prende vita. È una storia che parla di come la bellezza e la cura degli altri possano essere la forma più alta di cura per se stessi.
In questo libro, attraverso Luisa, la protagonista principale, affronti una tematica molto forte: il momento della scoperta di essere malati di cancro, la capacità di affrontare e sapersi adattare a una lunga e improvvisa malattia, che vuol dire sempre paura di non farcela, stress fisico e psicologico. Come ti è venuta l’ispirazione a fare proprio di questo argomento il leitmotiv del tuo romanzo?
Affrontare un tema così denso e viscerale come il cancro richiede una delicatezza estrema. L’ispirazione per la storia di Luisa non è nata da un singolo evento isolato, ma da una riflessione sulla vulnerabilità umana e sulla nostra capacità di “riprogrammarci” quando il corpo decide di tradirci. Volevo raccontare quel momento esatto del “dopo”: il secondo dopo la diagnosi, quando il rumore del mondo si spegne e resti solo tu con una parola che pesa come un macigno. Luisa rappresenta tutte quelle persone che si sentono improvvisamente “straniere” nella propria vita. L’ispirazione è arrivata osservando la realtà: siamo esseri fragili, “La malattia non è una parentesi della vita, ma un capitolo che riscrive tutti quelli precedenti.” Ho cercato di trattare Luisa non come una “paziente”, ma come donna che non vuole essere dimenticata.
Quanto della tua vita reale è presente in questo libro?
In questo libro, grazie a Dio non c’ è molto della mia vita ma ci sono ricordi e eventi che neppure il tempo può cancellare, il giorno che riusciremo a resettare la memoria potremo vivere solo dei ricordi più belli.
Diceva Joan Baez : ”Non si può scegliere il modo di morire e nemmeno il giorno. Si può soltanto decidere come vivere…ora”. Chi legge ‘Il Casale del Ciliegio’ vive una bella “storia di coraggio”. In particolare quali valori e insegnamenti hai voluto trasmettere ai lettori con questo tuo ultimo lavoro?
Il ciliegio e il casale stesso non sono solo scenografie, ma simboli di resistenza. L’insegnamento è che, nonostante le tempeste della vita, esiste un luogo fatto di memoria e affetti. Spesso pensiamo che il coraggio sia l’assenza di paura. Nel libro, invece, emerge che il vero coraggio nasce proprio dal riconoscersi fragili. Accettare le proprie ferite permette ai protagonisti di connettersi con gli altri in modo autentico. Nessuno si salva da solo. Il Casale diventa un crocevia di vite interrotte che, intrecciandosi, trovano un nuovo senso. Ho voluto trasmettere l’idea che la solidarietà non è un dovere morale astratto, ma l’unica via pratica per superare l’oscurità. Ricollegandomi a Baez, il messaggio centrale Non possiamo controllare gli eventi ma abbiamo il potere di decidere quale significato dare a quegli eventi e come agire in questo preciso istante. Spero che chi chiude l’ultima pagina de Il Casale del Ciliegio si senta un po’ meno solo e un po’ più motivato a piantare il proprio “ciliegio”, qualunque esso sia.
Grazie Daniela, e auguri !
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