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CASARANO / UN PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE PER LA COLLINA DELLA MADONNA DELLA CAMPANA

Molte delle considerazioni contenute in questo mirabile articolo, possono essere considerate comuni anche alla bellissima Collina della MADONNA dell'ALTO di FELLINE ("Serra Calaturo", Alliste)

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CASARANO / UN PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE PER LA COLLINA DELLA MADONNA DELLA CAMPANA
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π‹πš 𝐂𝐨π₯π₯𝐒𝐧𝐚: 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐚𝐠𝐠𝐒𝐨, 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐒𝐚, 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐞………….𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨 𝐜𝐒𝐯𝐒𝐜𝐨.

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La Collina della Madonna della Campana rappresenta uno dei luoghi piΓΉ significativi del paesaggio casaranese.

La sua conformazione, riconosciuta giΓ  nel Decreto Ministeriale del 1 agosto 1985 come β€œunico elemento emergente nel piano paesaggio dell’interno della Penisola Salentina”, la identifica come una vetta simbolica e fisica, capace di orientare lo sguardo e la percezione del territorio.

La descrizione ottocentesca di Giacomo Arditi, che da lassΓΉ osservava β€œun’ampia ondulata campagna… e in fondo in fondo il mare”, conferma la continuitΓ  di questa funzione: la collina Γ¨ un punto di lettura, un dispositivo ottico, un luogo da cui comprendere la struttura profonda delle Serre Salentine.

MADONNA CAMPANA Chiesa BIS

La presenza della chiesa, ricostruita nel 1639, e dei rituali legati alla festa della Madonna della Campana ha consolidato nel tempo il carattere identitario del luogo. La processione, la salita, la sosta nel giardino dell’oblato, la Campaneddha: sono gesti collettivi che hanno costruito un rapporto tra comunitΓ  e paesaggio, trasformando la collina in uno spazio di appartenenza.

Per generazioni, questo luogo Γ¨ stato aperto, accessibile, vissuto senza mediazioni, riconosciuto come bene comune prima ancora che come bene culturale.

Nonostante le trasformazioni del territorio e la dispersione insediativa che ha consumato suolo e continuità paesaggistiche, la collina conserva ancora oggi un valore ambientale, percettivo e simbolico straordinario. È un luogo che tiene insieme natura, storia, ritualità e visione. Ed è proprio questa complessità che richiede un approccio progettuale capace di ricomporre, non di frammentare.

Lo stato attuale del complesso mostra invece una sedimentazione di interventi puntuali, discontinui, privi di una visione unitaria.

MADONNA CAMPANA SCALINATA BIS

La chiesa Γ¨ stata restaurata, la via Crucis illuminata, il giardino dell’oblato recintato e parzialmente sistemato, il percorso panoramico messo, per cosΓ¬ dire, in sicurezza.

Ma questi interventi, pur garantendo una manutenzione ordinaria, hanno ridotto la leggibilitΓ  complessiva del luogo, compromettendo la sua apertura originaria e la percezione della collina come parco unitario. La frammentazione fisica riflette una frammentazione di metodo: manca un disegno complessivo, manca una strategia, manca un processo.

MADONNA CAMPANA CARTELLO SCALINATA BIS

La collina della Madonna della Campana non Γ¨ soltanto un luogo paesaggistico o devozionale: Γ¨ uno dei centri storici di Casarano, un nucleo alto che ha orientato per secoli la forma urbana e la percezione del territorio. Insieme al centro storico dei palazzi nobiliari e a Casaranello, costituisce uno dei tre poli identitari della cittΓ , ciascuno con una propria logica insediativa, un proprio rapporto con il paesaggio, una propria memoria collettiva.

La collina rappresenta il centro storico β€œaperto”, quello in cui il costruito dialoga con il vuoto, in cui la storia si legge attraverso il paesaggio e non attraverso la densitΓ  edilizia.

In questa prospettiva, la collina potrebbe diventare ciΓ² che oggi manca a Casarano: un luogo capace di tenere insieme storia, natura e contemporaneitΓ ; un centro storico non musealizzato ma vivo, attraversabile, riconoscibile; un’infrastruttura culturale che integra educazione al paesaggio, percorsi lenti, attivitΓ  civiche, ricerca, arte pubblica.

Potrebbe essere il punto da cui ripensare la relazione tra i tre centri storici, costruendo una rete di luoghi identitari che non competono tra loro ma si completano, offrendo alla cittΓ  una struttura narrativa chiara e leggibile.

La sua posizione elevata e la sua storia devozionale la rendono inoltre un punto di riferimento per l’intero territorio delle Serre Salentine. La collina Γ¨ giΓ  oggi un luogo di attraversamento, un riferimento visivo che orienta chi percorre il paesaggio.

Integrarla nella β€œvia mariana”, un itinerario che unisce i santuari in altura, dalla Madonna del Casale di Ugento alla Madonna dell’Alto di Felline/Alliste, fino alla Madonna della Serra di Ruffano, significherebbe valorizzare la sua identitΓ  profonda, trasformandola in un’infrastruttura culturale e spirituale capace di generare movimento, conoscenza, turismo lento e nuove forme di relazione tra i comuni delle Serre.

La collina, in questo senso, non Γ¨ un margine: Γ¨ un’origine. È il centro storico che non si misura in metri quadrati di pietra, ma in metri di orizzonte.

Il progetto di riqualificazione nasce proprio per ricomporre questa complessitΓ . Non come operazione estetica, ma come atto civico.

L’obiettivo Γ¨ restituire alla collina la sua natura di spazio aperto, ricucire le parti, valorizzare il paesaggio, rendere leggibili i percorsi, restituire continuitΓ  visiva, costruire un luogo contemporaneo che dialoghi con la storia senza sovrapporsi ad essa. Il progetto non si deve limitare a intervenire sugli elementi fisici: propone una visione, un metodo, una responsabilitΓ . La collina diventa cosΓ¬ un parco periurbano in cui paesaggio, architettura e arte si intrecciano, offrendo alla cittΓ  un luogo di identitΓ  e di futuro.

Questa visione non nasce oggi.

Nel 2016, da uno di noi, era stata proposta all’amministrazione l’attivazione di un processo partecipativo anticipato rispetto a possibili bandi futuri, capace di coinvolgere cittadini, scuole, professionisti, e di costruire nel tempo una base solida per i futuri bandi. Un approccio simile a quello sperimentato nel progetto β€œMosaico di San Severo”, dove la partecipazione non era un evento, ma un percorso.

Allo stesso tempo, era stata suggerita la necessitΓ  di attivare i decreti di vincolo sui beni culturali locali, anticipando, senza saperlo, la condizione essenziale per accedere al finanziamento del 2022 dedicato ai parchi e giardini storici. Queste indicazioni non furono accolte, e la mancanza di tutela ha inciso profondamente sulle possibilitΓ  progettuali degli anni successivi.

Il caso dell’incontro pubblico del 2023 rappresenta un passaggio emblematico, non per la dimensione personale, ma per ciΓ² che rivela sul metodo. L’incontro, annunciato come partecipativo, si Γ¨ rivelato un episodio isolato, privo degli elementi essenziali di un vero processo: tempi adeguati, strumenti di ascolto, restituzione, continuitΓ , trasparenza dei ruoli. Ai cittadini fu concesso un tempo minimo per esprimersi, senza che le loro osservazioni venissero successivamente raccolte, elaborate o restituite. Il progetto fu presentato in modo parziale, e il ruolo della professionista in causa risultΓ² confuso, talvolta sovrapposto, talvolta oscurato. La partecipazione, cosΓ¬, si Γ¨ trasformata in una rappresentazione, non in un processo. E una rappresentazione, per quanto ben confezionata, non produce conoscenza, non costruisce fiducia, non genera decisioni condivise.

La vicenda non riguarda le persone, ma il metodo. Riguarda ciò che accade quando la partecipazione viene usata come forma e non come sostanza. Quando un luogo così delicato viene trattato come un contenitore da riempire, anziché come un bene da comprendere. Quando il lavoro tecnico viene considerato accessorio, anziché fondativo. Quando la trasparenza viene sostituita da comunicazioni premature, e la responsabilità da gesti episodici.

La collina della Madonna della Campana merita un processo diverso.

Merita un percorso strutturato, continuo, documentato, in cui i cittadini siano realmente coinvolti, i professionisti rispettati, le istituzioni responsabili. Merita un progetto che non sia il risultato di un’occasione, ma di una visione. Merita un metodo che riconosca il valore del luogo e il valore del lavoro.

Oggi, dopo anni di tentativi, omissioni, frammentazioni e improvvisazioni, la collina resta un’occasione ancora aperta. Il progetto esiste, Γ¨ pronto, Γ¨ stato presentato pubblicamente, ma non Γ¨ stato valorizzato nΓ© integrato in un percorso amministrativo chiaro, e pertanto non Γ¨ stato consegnato. La mancanza di dati tecnici, l’uso improprio degli elaborati, la confusione dei ruoli e la contemporanea assegnazione del giardino, addirittura per opere di manutenzione straordinaria a un’associazione, priva della necessaria autorizzazione della Soprintendenza, e senza che la professionista ne fosse informata o coinvolta, sono segnali di una crisi piΓΉ ampia: una crisi di metodo, di trasparenza, di riconoscimento delle competenze.

Raccontare questa vicenda non significa alimentare conflitti. Significa assumersi la responsabilitΓ  di restituire veritΓ , di difendere la dignitΓ  del lavoro, di richiamare l’attenzione sul valore dei beni comuni e sulla necessitΓ  di processi seri. Significa ricordare che la partecipazione non Γ¨ un atto simbolico, ma un’infrastruttura civica. Che il mandato alla progettazione non Γ¨ un favore, ma un servizio alla comunitΓ . Che la collina non Γ¨ un luogo qualsiasi, ma un patrimonio identitario che richiede cura, metodo e visione.

La collina della Madonna della Campana puΓ² ancora diventare ciΓ² che merita: un parco contemporaneo radicato nella storia, un luogo di educazione al paesaggio, un punto di osservazione e di incontro, un dispositivo civico capace di unire la cittΓ  e il territorio.

MADONNA CAMPANA PARCO BIS 1

Ma perché questo accada, è necessario ripartire dal metodo, dalla trasparenza, dal riconoscimento delle competenze, dalla responsabilità condivisa. Solo così la collina potrà tornare a essere ciò che è sempre stata: un luogo aperto, un luogo alto, un luogo che guarda lontano.

Fonte / “Casarano Oggi”

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Β 

 

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