DOPPIO SPRECO NEI BOSCHI PUGLIESI: IL “PIANO DRONI ARIF” RESTA SULLA CARTA MENTRE LA TECNOLOGIA SOLARE POTREBBE AZZERARE GLI INCENDI !!
(Articolo di Roberto Spennato)
___________________________________
Mentre la Puglia brucia e la macchina amministrativa regionale si rifugia nella solita, rassicurante e costosissima retorica dell’emergenza, i cassetti degli uffici baresi custodiscono un segreto tecnologico che avrebbe potuto cambiare la storia della lotta agli incendi boschivi (AIB).
Si tratta dello studio di fattibilità commissionato dall’ARIF (Agenzia Regionale per le attività Irrigue e Forestali): un piano avveniristico per coprire l’intero territorio regionale con una rete di 60 “docking station” automatiche per droni.
Un progetto mastodontico, studiato nei minimi dettagli ingegneristici, costato tempo e denaro in consulenze, analisi dei rischi SORA e protocolli ENAC per il volo oltre la linea di vista (BVLOS).
Risultato pratico ad oggi? Zero euro stanziati per la messa in opera!!
Un vero e proprio “progetto fantasma” mentre sul terreno si continuano a dilapidare circa 70 milioni di euro all’anno per inseguire le fiamme a disastro già avvenuto, tra canoni milionari per elicotteri pesanti e parchi mezzi che spesso restano immobili nei depositi per carenza di personale formato. Ma c’è di peggio. Se l’immobilismo burocratico è un danno evidente, l’analisi tecnica rivela che quel piano, pur nella sua spettacolarità da convegno, nasceva già vecchio e concettualmente superato rispetto alle reali necessità termodinamiche del territorio.
Il gigante d’argilla: i limiti del piano a “Scatole Fisse”
Il progetto ARIF si basa sui multicotteri industriali tradizionali: droni pesanti vincolati a stazioni di ricarica fisse (le docking station) disseminate nei boschi. Un’architettura che si scontra con limiti fisici invalicabili: un’autonomia di volo che difficilmente supera i 30-40 minuti, seguita da quasi un’ora di sosta forzata all’interno della “scatola” per ricaricare le batterie. Tradotto in logistica antincendio: il drone passa più tempo a terra che in aria, lasciando scoperti i cieli proprio nelle ore più calde della giornata. Senza contare l’enorme impatto economico e strategico di dover installare, alimentare, connettere e difendere da furti e vandalismi 60 strutture blindate nel cuore delle aree naturali pugliesi. Un sistema rigido che, se il rischio si sposta, non può essere mosso.
La rivoluzione silenziosa che spaventa i piromani: Firehound Zero !!
Il contrasto diventa impietoso se confrontiamo questa visione statica con i moderni standard dell’ingegneria della sicurezza, rappresentati da vettori ad ala fissa solare come il Firehound Zero (FH-0) di Vector Robotics.
Qui la filosofia cambia radicalmente: non più una flotta prigioniera di gabbie di cemento e metallo, ma un aeroplano ultraleggero che si lancia a mano da qualsiasi sentiero e che sfrutta i pannelli solari integrati sulle ali per rimanere in volo fino a 8-15 ore continuative. Mentre il drone del progetto ARIF deve rientrare alla base ogni mezz’ora, un singolo vettore solare presidia i cieli coprendo un’area di 510 ettari all’ora.

Non si affida al riconoscimento visivo del fumo (inutile se c’è vento forte o nelle primissime fasi di innesco), ma scansiona il terreno con un sensore termico radiometrico FLIR® capace di individuare un focolaio di appena 40 centimetri da 120 metri d’altezza. Nel momento esatto in cui la firma termica viene intercettata, l’intelligenza artificiale di bordo calcola le coordinate GPS e fa scattare un allarme vocale immediato sui computer della squadra di terra più vicina tramite la rete 4G/5G LTE integrata. Il tempo di rilevamento (\bm{T_{detection}}) viene azzerato, permettendo un primo attacco quando l’incendio è ancora un piccolo falò domabile con un modulo leggero, prima che si trasformi in un mostro di fuoco indomabile.
C’è poi il fattore deterrenza.
I multicotteri pesanti ipotizzati dall’ARIF fanno rumore, avvisando i piromani del loro arrivo a chilometri di distanza. L’ala fissa solare, sfruttando la portanza aerodinamica, scivola nel cielo in modo quasi totalmente silenzioso e invisibile, monitorando dall’alto l’attività umana sospetta in tempo reale.
IL PARADOSSO PUGLIESE
La Puglia ha speso soldi pubblici per progettare un’infrastruttura rigida da milioni di euro, per poi lasciarla marcire nei cassetti. Nel frattempo, sul mercato esistono soluzioni mobili, prive di costi infrastrutturali di terra, trasportabili nel bagagliaio di un pick-up d’ordinanza e capaci di pattugliare i cieli del Salento o del Gargano dall’alba al tramonto con un solo lancio.
Comprare e dispiegare una flotta di droni solari ad ampio raggio costerebbe una frazione infinitesimale dei 70 milioni stanziati per la campagna AIB 2026. Ma la prevenzione tecnologica non fa notizia, non muove grandi appalti emergenziali e, soprattutto, richiede una lungimiranza politica che la burocrazia pugliese continua a dimostrare di non avere. I dati e i progetti sono pronti; la cenere sui nostri boschi, purtroppo, anche.
ROBERTO SPENNATO
(Pilota Droni)
_______________________________






