PREMESSA
Discutere di candidature elettorali, anche con intensità, viene ritenuta un dovere, oltre che naturalmente poterne rivendicare il diritto. Per il motivo più evidente: loro si occupano della nostra vita, a volte facendo anche danni, e quindi è opportuno difendersi.
Quello fra potere e cittadini è ormai un conflitto impari e perenne, dove il potere sembra badare solo a consolidare sé stesso e i propri privilegi e i cittadini sono destinati a soccombere, avendo perso quasi del tutto la propria rappresentanza.
Soprattutto gli ultimi, quelli nati …sfigati, alla faccia della democrazia. Quindi opporsi è più che un dovere: è un obbligo. Tuttavia, quando si accusano “ i politici “ di errori e mancanze si parla di figure pubbliche e non si esprimono mai critiche o giudizi sugli “esseri umani” che le rappresentano, sul loro privato, sui loro affetti, sui sentimenti e i dolori che sono gli stessi che tutti noi proviamo. Su questa sfera del tutto intima non è consentito intervenire né tantomeno giudicare o dare consigli non richiesti. Solo rispetto. Per chiunque, fosse anche il peggiore degli avversari elettorali. Il tema della critica ricorrente quale è ?
L’USO DISINVOLTO DELLA CATEGORIA CONCETTUALE DI “FEMMINISMO”

Il femminismo in Occidente celebra da tempo le vittorie dei “primati”: la prima donna a guidare, ad atterrare su un veicolo spaziale, ad abbattere le barriere costruite dai patriarcati….. e altre più …e più …prime volte. Non sono imprese da poco. Ma cosa succede quando il femminismo diventa organico e fluente nell’ambizione, ma silenzioso e lontano nelle diverse forme di socialità ?
Cosa succede quando non riesce a trovare il linguaggio per parlare di donne che partoriscono per strada o sul pavimento, che si struggono per i funerali non celebrati, che bolliscono l’erba per nutrire i propri figli, semplicemente perché sono in grave stato di inferiorità e di cogente difficoltà economica e culturale ?
Si può credere nel potere congiunto di uomini e donne e , se necessario, nel coraggio di ogni giorno per giungere alla liberazione dei diritti per tutti, e delle donne ?
Per le donne , quelle “non a la page”. Infatti ora si va avanti osservando un movimento femminista globale che spesso si libra e vorrebbe volare alto verso le stelle mentre, invece, cammina …sulle macerie sotto i suoi piedi.
In nome del femminismo le donne non chiedono posti nei consigli di amministrazione o cariche politiche o missioni a Bruxelles … o su Marte ! E neppure chiedono voti. Chiedono pane, acqua, sapone per le loro famiglie, chiedono che i loro figli si sveglino la mattina per fare colazione e poi per andare insieme a scuola e al lavoro. Si, il lavoro per le donne, senza discriminazioni o barriere. Chiedono rispetto. E non usano gli strumenti della femminilità tout court .
Se il nostro femminismo non riesce a dare spazio a questa realtà, se non si ferma ad ascoltare le voci sommesse sotto le costrizioni ed i vari condizionamenti… allora cosa stiamo costruendo, e per chi, e per cosa ? Una madre ha strappato strisce dal vestito della figlia per usarle come fodera per le scarpe insieme a dei pezzi di cartone, soffrendo l’indigenza in silenzio, per non dare spettacolo di povertà…e si, il denaro per un cambio di scarpe…è un miraggio! Queste non sono metafore.
Sono come in effetti si svolgono le mattine di alcune donne, troppe.

Eppure, troppo spesso, restano pensieri inespressi nelle sale della solidarietà femminista, anche internazionale. Le donne non aspettano di essere salvate. Sono insegnanti, medici, giornaliste, poetesse, assistenti e protettrici della vita. Anche quando le loro vite sembrano crollare, organizzano file per il cibo, raccontano storie e ricuciono qualsiasi frammento di normalità riescano a trovare.
La loro resistenza non è sempre né eclatante né clamorosa, ma è instancabile. Essere testimoni di tutto questo e continuare a parlare di “emancipazione femminile” senza includerle queste donne , beh, davvero… questo non è emancipazione, né femminismo. Questa “ignoranza” è …obliterazione, o, peggio, cancellazione.
Viene detto che il femminismo riguarda le scelte di principio e di fondo. Ma per molte donne la scelta è stata portata via non solo dal patriarcato, ma dall’occupazione lavorativa assente, dal perbenismo, e anche dal rifiuto del mondo di vedere sul serio il loro stato, o meglio, di voler addirittura e caparbiamente…“non vedere”
Cos’è la libertà di scelta quando non puoi decidere di fare il bagno a tuo figlio, di andare a scuola o di vivere senza condizionamenti o timori ? Questo non è un rimprovero. E nemmeno un addebito. È una chiamata. Un appello per un femminismo che non ha paura del disagio. Che non distoglie lo sguardo dalle ingiurie e offese del mondo perché non può mai rientrare in una campagna d’opinione distorta ed edulcorata.
Un femminismo è quello che ricorda le sue radici : resistenza, solidarietà, giustizia, e non solo …rappresentanza e nemmeno fenomenici incontri… ludici, del tipo … alla “social” !
Perché il femminismo che non parla quando le donne soffrono per davvero …non è femminismo!
Il femminismo che non piange quando le ragazze e le donne vengono uccise per un malinteso perverso “senso del possesso” dei maschi… non è femminismo.
E il femminismo che non sa nominare i temi della disparità tra i sessi, ma ne fa una leva di autopromozione non è femminismo. È prestazione per …una controprestazione !
Può il movimento globale estendersi abbastanza da contenere il dolore, la forza e la verità delle donne ? Può sedersi accanto , ascoltare, stare vicino e di lato, non perché vi sono donne …impeccabili, ma perché semplicemente … umane ? Perché anche qui vive la lotta. Anche qui inizia la liberazione. Possiamo ignorare tutto questo, pensare che sia solo uno scontro elettorale ? O invece farebbe bene riconciliarsi con i diritti ? Non c’è destra o sinistra che tenga, quando in ballo c’è la nostra vita. Dovremmo tutti avere a cuore questa battaglia, che serve a fermare una deriva che va avanti da almeno quarant’anni, l’indebolimento progressivo del potere contrattuale di chi crea le famiglie in ricchezza e benessere con il proprio sudore.
Il risultato? L’aumento delle diseguaglianze e miliardi di euro concentrati nelle mani di pochi. Un delitto compiuto da tutti, anche, purtroppo, dal femminismo.
Vogliamo invertire la rotta? Questo è il momento giusto. Vogliamo ignorare tutto questo, disertare le urne per pigrizia o perché “il nostro pseudo-partito” ci ha detto di fare così ? Possiamo anche farlo. Non avremo più il diritto, poi, di lamentarci per lo sfruttamento che subiamo come società, come donne o che subiscono i nostri figli e per l’impoverimento culturale ed economico a cui ci sta costringendo questo sistema. Possiamo invece dargli una bella scossa e andare a votare liberamente per chi vogliamo. Forza !
- FRANCESCO LONGO – architetto progettista, già sindaco di Taviano e dirigente Uffici Tecnici Urbanistica di diversi comuni della provincia di Lecce






