“Modena è stata anche casa mia. Quindi, posso permettermi di parlare..”

Tre anni della mia Vita, vissuti intensamente ed amorevolmente, in mezzo a Loro. Tanti affetti, ma anche diversi dolori, proprio lì in quell’Ospedale a Baggiovara, che conosco molto bene.
Ad oggi posso dire di aver lasciato parte del mio cuore, tra quella gente ed anche in quella “strada”.. ci andavo spesso, dopo il lavoro, nei pomeriggi, il sabato sera per vedere il Duomo, quel famoso Duomo. Vedere quelle immagini mi hanno riportata inevitabilmente nel 2021, quando spensierata guardavo le vetrine di Falconeri, di Zara, e proprio quelle di Trendy.. ho adorato i Modenesi e la loro gentilezza!
Ma ora mi soffermo un pochino.
Sarebbe interessante sapere quanti, della stessa nazionalità di El Koudri, con problemi mentali armati di coltello si sarebbero schiantati volutamente a cento all’ora contro la folla a Casablanca.
Pochi suppongo. Forse perché a Casablanca, si sentirebbero meno bullizzati.
Sono Italiana, conosco bene Modena, pertanto mi ritrovo a leggere tutto ed attentamente in questi giorni, tra mille cose da fare.
Ma un problema emerge… Salim si sentiva emarginato.

Vive in “un Paese di Razzisti”.
Mi spiace molto per lui. Un Paese talmente razzista che gli ha dato la Cittadinanza “Italiana” a quattordici anni, l’Università pubblica, una Laurea in Economia Aziendale, il Centro di salute mentale, sicuramente gratis per due anni, Assistenza Sanitaria, una casa a Ravarino con la sua famiglia.. e un sabato pomeriggio di sole in via Emilia.
Talmente razzisti.. che una turista tedesca di sessantanove anni venuta a vedere il famoso Duomo, non ha più le gambe. Una signora italiana anche, per non discriminare.
Una signora polacca era in bicicletta, ora è in rianimazione. Uno chef modenese si ritrova il volto massacrato.
Tre nazionalità falciate in una strada percorsa in soli due minuti.
Per favore, non chiamatelo terrorismo.
Lo dice il ministro Piantedosi. “È disagio psichico”. Lo ripete l’avvocato Gianelli per tre giorni. Lo scrivono i giornali progressisti tutti insieme, in coro.
Poi, però, arriva la GIP Pianezzi, una donna che evidentemente non aveva ricevuto la circolare interna, mettendo nero su bianco nell’ordinanza che: NO, il gesto non è conseguenza della patologia schizoide. Era perfettamente capace di intendere e di volere quando lo ha fatto.
Anzi la Giudice scrive testualmente che “Voleva colpire più persone possibile”.
Quando ha visto che sul marciapiede destro la gente lo schivava, ha sterzato verso il sinistro perché era più affollato.
Disagio psichico interessante. Quasi tattico. Quasi militare. Quasi una decisione!
Poi c’è la piccola questione del “coltello”.
Perché dopo essersi schiantato contro la vetrina, è uscito dall’auto e ha accoltellato uno dei modenesi che lo inseguivano. Il coltello da cucina ce l’aveva già con sé. Lui stesso lo ha confermato all’avvocato: “L’ho trovato sul tavolo, l’ho messo in macchina”.
Mi pare un comportamento abbastanza diffuso tra gli schizoidi, uscire di casa il sabato pomeriggio con un coltello da cucina in tasca. Lo facciamo un po’ tutti, specie quando si va al supermercato il sabato pomeriggio e si “porta sempre” un coltello da disosso, non si sa mai!
Nel 2021, comunque, Salim ha scritto quattro mail all’Università di Modena e Reggio Emilia.
Quattro mail in meno di un’ora. Le ha riportate l’ANSA, le ha confermate il ministro Piantedosi. La terza diceva, letteralmente:
“B@st@rdi cristi@ni di merd@ voi e il vostro Gesù Crist0 in cr0ce lo bruci0”.
Però attenzione. Mezz’ora dopo lui chiedeva scusa per la maleducazione.
Ed è proprio quel dettaglio delle scuse, vedete, che dimostra che era confuso. Perché un radicalizzato non si scuserebbe mai per aver detto di voler BRUCIARE Gesù.
Lo schizoide invece sì. Lo schizoide ha buona educazione. Lo schizoide è uno studente modello, come ricorda la Sindaca di Ravarino con un certo orgoglio campanilistico.
Poi c’è il pezzo che mi piace di più.
L’Avvocato Gianelli in conferenza stampa spiega che sui social Salim aveva dei “deliri”. Quali deliri precisamente. Contattava le basi NATO per chiedere com’era il menù della mensa.
Attaccava Chiara Ferragni perché secondo lui faceva soldi immeritatamente.
Quindi capite, secondo il difensore, voler sapere cosa danno da mangiare nelle basi militari e detestare Chiara Ferragni sono sintomi clinici certificati di squilibrio mentale.
A questo punto in Italia siamo cinquanta milioni di schizoidi. Una pandemia silenziosa. Bisognerebbe avvisare l’OMS.
Il punto, invece, è uno solo:
Quando un Mario di turno entra in Banca col passamontagna lo chiamano rapinatore. Quando un Pino di Carpi fa il nero col Commercialista lo chiamano evasore. Quando un manovale italiano picchia la moglie lo chiamano violento e gli mettono la foto in prima pagina sul Quotidiano e Resto del Carlino. Mai “disagiato sociale”. Mai “vittima di un sistema che lo ha emarginato”. Mai “studente modello rimasto senza lavoro”.
In questo caso, invece, scattano automatiche tre attenuanti morali, due giustificazioni sociologiche, una perizia psichiatrica preventiva ancora prima del processo, e l’Avvocato che già parla pubblicamente di “struttura psichiatrica giudiziaria” anziché carcere.
Mentre la Signora Tedesca di sessantanovanni che era venuta in vacanza con suo marito impara ad usare la sedia a rotelle in due lingue diverse.
Mentre la Signora italiana di cinquantacinque anni di Bologna sta ancora lottando per la sua vita in una Sala di Rianimazione, e accanto a lei in un altro letto, suo marito.
E qui ci sarebbe da capire, capire cosa? Che Salim si sentiva emarginato. Che non trovava lavoro. Che aveva i genitori stranieri, parole sue del 2022 in una mail.
Va bene.
Però, la prossima volta che vedo un’auto accelerare in Centro, non penso che il guidatore stia processando una sua delicata sofferenza interiore. Mi sposto.
E, se sono in tempo, sposto anche le persone a me care che sono al mio fianco.
E poi sì, certo. Sicuramente è colpa nostra. Sicuramente sarà “colpa” del razzismo. Loro. Mai lui!
DALILA MANCINO
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