Articolo di Elisabetta Canta __________________
La sessualità in oncologia è un tema delicato e complesso, ma affrontarlo vuol dire riconoscere e prendersi cura della persona nella sua interezza, in quanto la sessualità è una dimensione del benessere personale e di coppia anche e soprattutto nella fragilità.
Ad oggi, oltre alla sopravvivenza e alle risposte alle terapie, la comunità scientifica pone una crescente attenzione alla qualità della vita, inclusi gli aspetti legati alla sessualità.
Tuttavia la sfera intima dopo una malattia resta un argomento tabù nel rapporto di alleanza medico-paziente ed è proprio l’imbarazzo di condividere le problematiche sessuali che impedisce di ricevere adeguate informazioni e sostegno per la propria condizione specifica, invece di scoprire che molti sintomi sessuali possono essere trattati e non subìti, in quanto effetti collaterali.
La malattia e le terapie oncologiche influenzano profondamente la dimensione sessuale, in quanto non colpiscono solo il corpo ma interferiscono anche sull’identità, l’autostima, le relazioni e l’intimità, alterando inevitabilmente il modo in cui la persona vive la propria sessualità, la percezione corporea e il modo di rapportarsi con sé stessi e col partner.
Dopo i trattamenti, molto spesso a causa dei cambiamenti determinati dagli stessi, si perde interesse per questo aspetto della relazione ed è fondamentale un approccio informativo e educativo che prepari il paziente ad affrontare il sintomo prima ancora della sua comparsa.
Ricordiamo che la sessualità maschile e femminile presenta differenze anatomiche, fisiologiche, culturali e gli stessi sintomi hanno una specificità e un impatto diverso quando sono tradotti ed elaborati nel linguaggio di ogni singola persona o coppia.
Tuttavia a piccoli passi, con presenza e rispetto dei tempi e dei bisogni di ognuno, si può ritrovare il piacere a tutto tondo con nuove modalità di comunicazione e contatto per ritornare a sentirsi vivi, desiderati e in relazione, anche quando il corpo e il cuore portano cicatrici profonde.
Anche nel corpo che cambia la sessualità può esistere, evolversi e rinascere.
Nell’ambito di un percorso multidisciplinare di cura, il consulente sessuale al fianco di oncologi, psicologi, ostetriche, fisioterapisti e infermieri lavora per un approccio integrato e centrato sulla persona. Il suo compito è offrire supporto specialistico per affrontare le difficoltà legate alla sfera sessuale che emergono durante e dopo il trattamento oncologico, intercettando i disagi sessuali e la loro natura (come il dolore o la disfunzione sessuale), ma anche supportando la persona nel riconnettersi con i propri desideri, esplorando nuove modalità di intimità di coppia.
Offre infatti uno spazio competente di ascolto e sostegno emotivo e permette di lavorare su più livelli: accogliere i vissuti legati alla sessualità e informare su come il trattamento antitumorale cambia gli aspetti del funzionamento sessuale, lavorare su un nuovo modo di abitare e sentire il proprio corpo, favorire la comunicazione affettiva e relazionale e offrire strategie pratiche per vivere in modo alternativo il piacere.
La consulenza sessuale nel percorso oncologico è una modalità di intervento a disposizione della persona e della coppia che accompagna a ritrovare una relazione viva e possibile con la propria sessualità, sostenendo il desiderio e il piacere anche dopo la malattia.
L’informazione adeguata permette inoltre di sentirsi maggiormente coinvolti nelle scelte terapeutiche e nelle procedure riabilitative che favoriscono una più rapida ripresa.
ELISABETTA CANTA Ostetrica – Consulente ed educatrice sessuale
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