
LA SOLENNITA’ DEL CORPUS DOMINI
di Don Luigi Sandalo *
già parroco di Felline
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Ogni anno nella Chiesa Cattolica si celebra la solennità del Corpus Domini, come atto di culto pubblico reso a Cristo presente nell’Eucaristia.

Nel 1264, l’11 agosto, da Orvieto, ove si trovava per sottrarsi alla persecuzione di Manfredi, usurpatore della Corona di Napoli e di Sicilia, papa Urbano V con la bolla “Transiturus de hoc mundo ad Patrem”, istituì la festa liturgica in onore del Corpo del Signore, per tutta la Chiesa, nel giovedì seguente l’ottava di Pentecoste, cioè 60 giorni dopo la Pasqua.
Fin dal suo inizio la solennità fu chiamata con l’espressione CORPUS DOMINI.
Nel 1977 in Italia la festa fu spostata dal giovedì alla domenica successiva. Nella domenica del Corpus Domini terminata la messa, solitamente quella della sera, ha inizio la processione eucaristica come espressione che la santa Eucarestia accompagna il pellegrinaggio del popolo di Dio nella storia della nuova alleanza. Essa è vivo memoriale del dono che Gesù Cristo fece del suo corpo e del suo sangue per riscattare l’umanità dal peccato e dalla morte e comunicarle la vita eterna.
Al passaggio della processione i fedeli, per antica tradizione e come gesto di amore e riverenza verso il Signore Gesù, usano preparare gli “altarini” e cospargere la strada con petali di fiori. Nasce così l’infiorata, che consiste nel creare, sempre con petali di fiori o altre piante, disegni che raffigurano i simboli eucaristici (l’ostia, il calice, le spighe di grano, l’uva) come vere e proprie opere d’arte.
I fiori recisi partecipano del linguaggio gioioso della festa. Quante volte abbiamo regalato fiori o li abbiamo ricevuti in dono! Con i colori, il profumo, la forma, i fiori esprimono in un linguaggio simbolico impareggiabile messaggi dai contenuti difficilmente traducibili a parole. Essi sono un omaggio alla gratuità e alla bellezza, alla festa e alla gioia, un invito alla preghiera e alla contemplazione del creato che ci porta ad esprimere la nostra gratitudine al Creatore.
Una comunità attenta e sensibile, che vive la liturgia non come una serie di indicazioni rituali da applicare, ma come celebrazione della potenza e della vita del Signore risorto, tiene conto di tutti i linguaggi simbolici, compreso quello dei fiori.
Il linguaggio floreale ha inoltre bisogno di essere rivalutato in tutte le dimensioni culturali della vita dell’uomo; in una società che ha sbiadito , se non addirittura smarrito, i punti di riferimento e i valori cristiani, il linguaggio dei fiori possa narrare le meraviglie e la bellezza di un Dio che crea, salva e ama sempre.
Don Luigi Sandalo
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Articolo pubblicato sulla rivista “Progetto Salento” Anno II Numero 3, Giugno-Luglio 2009
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