Continuiamo a “festeggiare” il ventennale de L’Infiorata di Felline, pubblicando in questa TERZA puntata alcune interessanti considerazioni scritte nel 2010 dal prof. Cosimo Palese.
___________________________________

L’Infiorata di Felline è ormai giunta alla sua quinta edizione. Proposta Inizialmente e attuata dall’ex parroco don Giuseppe Marzano, è portata in prosecuzione insieme ad altre attività, quali la sagra parrocchiale, dal nuovo parroco don Luigi Sandalo.
Essa è gestita dall’Apostolato della Preghiera, sotto la direzione della dott.ssa Annalisa Errico che con grande maestria ne coordina i lavori.
Questa bella composizione floreale a carattere sacro viene preparata in occasione della giornata del Corpus Domini e più precisamente per la processione che poi si snoderà per le vie del paese.
Ma cos’è l’Infiorata e che cosa c’è dietro?

L’Infiorata consiste in un tappeto di fiori lungo un paio di centinaia di metri, costruito sulla pavimentazione stradale di via Immacolata. Così come descritto sembra un qualcosa di niente, un semplice spargimento di petali di fiori sul manto stradale e niente più, ma non è così. Quando l’occhio si posa su di esso rimane sbalordito e affascinato; un qualcosa di bello che si presenta alla vista col suo exploit di colori e di ricami formati da un’immensa quantità di petali dei fiori più svariati, con una prevalenza di garofani, rose e foglioline di arbusti di frasca e rosmarino.
Ma quanto lavoro! Una settimana e mezza di intenso e frenetico lavoro nel corso del quale sono coinvolte e partecipano spontaneamente decine di persone con compiti ben definiti. Un gruppo si reca nelle serre florealivicine al paese o nei paesi limitrofi, che i proprietari hanno messo a disposizione, a raccogliere i fiori; altri vanno per i campi e per le strade di campagna a tagliare gli arbusti di frasca e di rosmarino cresciuti spontaneamente sui muri a secco; un altro gruppo ancora , ben nutrito, ha il compito di sfogliare i petali dal calice e le foglioline di frasca dai rametti.
Tutto ciò sarà accortamente riposto in contenitori per lo più di cartone che andranno a finire in apposite celle frigo, messe gentilmente a disposizione dai fiorai, per mantenere la freschezza fino al giorno della composizione, alla quale partecipano contemporaneamente tutte le persone coinvolte .
Nel tardo pomeriggio, al termine della funzione religiosa, la processione partendo dalla Chiesa Madre se ne va per le strade del paese fino alla percorrenza dell’ultima sulla quale è depositato il tappeto dell’Infiorata.

Una bella sensazione quella di poggiare il piede sui petali ancora roridi per l’acqua spruzzata di recente, anche se, ahimè! le composizioni saranno destinate a “scomporsi” sotto la pressione del calpestio. Le si guarda ancora un po’, la processione ormai è terminata, con i lumini accesi ai bordi della strada e poi, ormai si è fatto tardi, si ritorna a casa o si va altrove a terminare la serata. L’indomani mattina non c’è più traccia dell’enorme mole di lavoro fatto, anche perché i netturbini hanno già pensato alla pulizia della strada.
Sorge spontanea la domanda: vale la pena fare tanto lavoro quando poi il tutto si riduce a qualche ora di visione dei lavori approntati e composti? Si, perché è davvero uno spettacolo ammirare questo lungo tappeto sul manto stradale.
Però la stessa domanda potrebbe essere trasferita altrove; ha senso in una festa patronale spendere a volte decine di migliaia di euro in fuochi d’artificio che illuminano il cielo per poche decine di minuti?
Proviamo ad immaginare una festa religiosa importante che chiude la serata in silenzio, senza quella desiderata colorazione del cielo.
Ha senso, non ha senso?
Queste non sono domande che si pongono; né entra nella logica comune affermare che quel denaro potrebbe essere speso in maniera diversa o devoluto per scopi umanitari. Durante il corso della vita concorre una somma di tante piccole meraviglie che vale la pena assaporare; esse si vivono, lasciano la loro traccia e tutto ritorna a scorrere come prima.
Però, al di là del sentimento religioso, al di là del sommo onore riservato al “Corpus Christi”, l’Infiorata personalmente mi ha fatto andare un po’ indietro nel tempo, in una sorta di ricongiunzione ideale del passato col presente. Voglio fare riferimento alla floridezza di Felline, con i suoi immutabili 1500 abitanti, in quel quarantennio che va dagli anni ’30 agli anni ’70 del secolo scorso.
In quell’arco di tempo esistevano nel piccolo paese ben cinque stabilimenti vinicoli di media portata che davano lavoro a gran parte della popolazione; da essi venivano fuori decine e decine di migliaia di quintali di mosto che andavano a finire nel centro-nord dell’Italia per il “taglio” dei loro vini. Si aggiungevano a questi altrettante botteghe artigianali di falegnameria sempre stracariche di lavoro per le commesse continue. Insomma un centro commerciale che portava il paese ad un livello di benessere superiore alla media.
A questo periodo ne è subentrato un altro lungo, si può dire, un quarto di secolo, durante il quale la popolazione, comunque mai assente dal lavoro, è mancata di intraprendenza, di innovazione, di cavalcare il passo dei tempi. Ma da un po’ di tempo a questa parte – da qui l’ideale collegamento con l’attività dell’Infiorata – con la riscoperta del bellissimo gioiello del Centro storico e del Castello baronale annesso, Felline è diventata meta di numerosi turisti italiani e stranieri. E i fellinesi, che vantano operosità e senso del sociale, si stanno sempre più attrezzando ad accoglierli.
Al riguardo sono sorti quattro bei centri ristoratori: l’Antico Monastero, il Mulino di Alcantara (specializzato in gastronomia ittica), il Posto diVino, il Muraglione. Va inoltre crescendo la disponibilità in bed & breakfast in considerazione anche che la marina dista appena 5 chilometri dal paese. Chi in seguito andrà a vedere le successive edizioni dell’Infiorata, non solo ne ammirerà lo spettacolo (si noti che ogni edizione è stata sempre più bella della precedente), ma può approfittare per dare una sbirciata iniziale al Centro storico e, perché no, cogliere l’occasione per una degustazione della gastronomia locale.
COSIMO PALESE
_________________________
Articolo pubblicato sulla
rivista “Progetto Salento”, Giugno 2010
__________________________________________






