MANLIO PALESE è consigliere di minoranza in Consiglio Comunale e appartiene al Gruppo “CITTA’ UNICA”
L’intervista è a cura di Giuliano Ciriolo
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Consigliere Palese, cosa pensa della procedura “aumma aumma” adottata dal sindaco per individuare i gestori del Museo e della Biblioteca, con la popolazione tenuta per cinque anni all’oscuro di tutto, ignorando così qualsiasi altra “manifestazione di interesse” che sarebbe potuta pervenire dal territorio, magari da parte di persone singole o associate con competenza specifica?
A mio avviso la “manifestazione d’interesse” sarebbe dovuta avvenire già nella fase iniziale, ovvero nel momento in cui si è deciso di aderire al bando. Quando l’amministrazione ha chiesto ad alcune associazioni di affiancarla nella presentazione del progetto, si sarebbe potuto e dovuto aprire il confronto con tutte le numerose realtà associative presenti sul territorio. Sarebbe stata l’occasione per illustrare il progetto, condividere l’idea di gestione, raccogliere suggerimenti e valutare l’adesione di chi fosse realmente interessato.
Ancora una volta però, l’amministrazione comunale di Alliste dimostra un modo di operare chiuso e autoreferenziale confermando così un metodo amministrativo che esclude sistematicamente il coinvolgimento della cittadinanza e delle associazioni locali, evitando di illustrare in modo chiaro e preventivo i progetti che si intendono avviare.
Un approccio che non favorisce la condivisione, generando inevitabili dubbi sulla correttezza e sull’equità delle scelte operate.
Non si tratta di un caso isolato, ma di una prassi che nel tempo ha già sollevato legittime perplessità in merito all’affidamento di progetti finanziati.
Nel caso specifico del Castello di Felline, parliamo del simbolo storico e identitario del nostro paese, da anni al centro di promesse, annunci e discussioni sul suo recupero e sulla sua fruibilità. Proprio per questo, l’esclusione dei cittadini e delle associazioni da un processo decisionale che riguarda un bene collettivo appare grave e inaccettabile. Un ampio coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni avrebbe rappresentato la strada migliore, più condivisa e certamente più trasparente da percorrere.
Come giudica lo “Schema di convenzione” con i gestori preparato dal Comune per la sottoscrizione?
La convenzione rappresenta la prova concreta del modo superficiale con cui, ancora una volta, vengono gestite le questioni nel nostro Comune. Sembra più un tentativo di lavarsene le mani, demandando tutto con il messaggio implicito: “arrangiatevi, purché non ci creiate problemi”.
Il testo è fortemente lacunoso e lascia aperti numerosi interrogativi fondamentali. Chi, tra le due associazioni coinvolte, dovrà gestire il museo e la biblioteca? Si tratterà di una gestione condivisa o di una divisione netta delle competenze? Altri soggetti, oltre ai gestori, potranno richiedere l’uso dei locali per attività culturali, eventi e manifestazioni? Sarà garantita la fruibilità gratuita alla cittadinanza?
Su tutti questi aspetti manca una chiarezza indispensabile. Inoltre, si sarebbe potuto pensare di includere nella convenzione anche la gestione del frantoio ipogeo, creando un’ulteriore attrattiva turistica e culturale. Questo avrebbe permesso di costruire una piccola rete di visite ed escursioni sul territorio, anche considerando che sia il Castello sia il frantoio sono inseriti come punti di interesse della ciclovia CICLONICA.
La convenzione parla di utilizzo gratuito degli spazi, ma di fatto impone ai gestori l’allestimento sia della biblioteca sia del museo, richiedendo investimenti economici rilevanti. Investimenti che, inevitabilmente, dovrebbero essere sostenuti tramite introiti derivanti da visite guidate, vendita di gadget e altre attività. Ma come si possono organizzare visite guidate in un Castello praticamente vuoto, privo di adeguata illuminazione nei corridoi e difficilmente accessibile? Cosa si dovrebbe proporre alle scolaresche che desiderano visitare il maniero?
Tutto questo genera comprensibili perplessità, soprattutto in associazioni come la Pro Loco, che considero una realtà seria e che negli ultimi tempi si è distinta per l’impegno nello sviluppo culturale del territorio attraverso numerose iniziative.
È probabile che altri soggetti non condividano le stesse perplessità, magari perché meno interessati alle finalità culturali del bando e più orientati a una gestione esclusiva degli spazi, senza un reale progetto di allestimento e valorizzazione.
Un’ulteriore grave mancanza riguarda l’assenza di tempi certi entro cui museo e biblioteca dovrebbero essere effettivamente allestiti. Più che semplicemente lacunosa, siamo di fronte a una convenzione che fa acqua da tutte le parti.
Tenuto conto che ad oggi dei quattro soggetti inizialmente interpellati solo uno ha firmato la Convenzione con il Comune, non si rischia un “flop” complessivo dell’intera operazione? Non si rischia che alla fine Museo e Biblioteca Multimediale rimangano solo parole vuote?
Il rischio è concreto e reale. Se il Comune non garantisce un reale supporto economico per l’attuazione del progetto, anche attraverso una revisione sostanziale dei termini della convenzione e se non assicura la sua presenza costante che affianchi le associazioni, come avveniva in passato per la biblioteca di Alliste, l’esito è praticamente scontato.
Il pericolo, come già evidenziato nella risposta precedente, è quello di assistere alla gestione delle stanze del Castello ad uso e consumo di qualche soggetto privato, con una concessione di fatto esclusiva mascherata da progetto culturale. Un’operazione che finirebbe per penalizzare, ancora una volta, l’interesse pubblico e la nostra cittadinanza. Una cittadinanza che, al contrario, nutre un legame profondo e viscerale con il Castello e che chiede semplicemente che questo bene venga reso fruibile, visitabile e attrattivo, sia per i cittadini sia per i turisti.
Continuare a delegare senza controllo, senza risorse e senza una visione chiara significa tradire questo sentimento e rinunciare, consapevolmente, a qualsiasi seria politica di valorizzazione del patrimonio storico e culturale. Non ci si può nascondere dietro convenzioni ambigue che scaricano ogni rischio sulle associazioni e svuotano di senso il concetto stesso di bene pubblico.
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