servizio a cura di Giuliano Ciriolo
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Consigliere De Vitis, cosa pensa della procedura ”aumma aumma” adottata dal sindaco per individuare i gestori del Museo e della Biblioteca, con la popolazione tenuta per cinque anni all’oscuro di tutto, ignorando così volutamente qualsiasi altra “manifestazione di interesse” che sarebbe potuta pervenire dal territorio, magari da parte di persone singole o associate con competenze specifiche?
Tutto nella prassi ormai consolidata di un’Amministrazione che sceglie scientemente di non fare ciò che è meglio per il territorio ma ciò che è meglio per sé. Abbiamo da un lato chi bandisce Convenzioni ed immobili pubblici per fare propaganda elettorale, dall’altro chi ritiene che un bene della collettività debba rimanere della collettività: resta della collettività quando la collettività è chiamata ad un concorso di idee, quando si richiede una manifestazione di interesse, quando si valutano – sapendo per COSA si valutano – i migliori progetti, le migliori risorse e le migliori energie. Non si fa campagna elettorale a spese dei cittadini!
Ma in C.C. si è mai parlato della gestione di Museo e Biblioteca sul Castello? Ha mai sentito in merito il pensiero dei consiglieri e assessori di Felline?
No, mai! E posso capire il loro imbarazzo. Del resto come si fa a parlare di gestione di Museo e Biblioteca senza Museo e Biblioteca? Dovrebbe allestirli l’associazione? A spese di chi? Con quali criteri? Certo, sebbene siamo ormai abituati a tutto, il fatto che non se ne sia parlato in Consiglio e soprattutto che i consiglieri di maggioranza di Felline non abbiano preso posizione e parola su questo tema mi ha molto sorpreso e amareggiato. Probabilmente nemmeno loro hanno interesse a rappresentare il territorio di Felline e i suoi interessi.
Secondo lei qual è l’aspetto più critico della Convenzione, quello che maggiormente non convince e non va bene?
Quella convenzione è tutta un insulto al buon senso. Non c’è un piano di gestione e non c’è nulla da gestire al netto dei locali vuoti. Mi chiedo come possa un Comune in dissesto affidare per dieci anni la gestione di un bene architettonico che è di tutti, continuando però a pagare le utenze. E mi chiedo che senso abbia pagare le utenze ma poi sperare che le associazioni paghino attività, servizi, manifestazioni, divulgazioni, spese promozionali, gadget, cartoline, allestimento di Museo e Biblioteca, rimborso del personale, manutenzione e pulizie. Questo porta ad un quesito più profondo e sottile: chi ne farà le spese? I cittadini che potranno fruire degli spazi solo in determinati orari o a pagamento, immagino. Ma poi quali spazi? In quali orari? E chi, invece, potrà farne ciò che vuole perché autorizzato da una Convenzione che non pone obblighi o paletti?
Ha senso aver pensato a una nuova Biblioteca nello stesso Comune?
Ovviamente no. Tanto più che viene abbandonata a se stessa una Biblioteca per aprirne un’altra, con gli stessi attori. Siamo alla schizofrenia.
Tenuto conto che ad oggi dei quattro soggetti privati interpellati solo uno ha firmato la Convenzione con il Comune, tutto ciò può essere un segnale che siamo vicini a un sostanziale “flop” complessivo dell’operazione ?
Non è un flop: è quello che l’amministrazione auspicava avendo redatto una Convenzione di quel genere. Qui viene richiesto un impegno serio, ma senza budget. Aperture, manutenzione, materiali, pulizie: chi paga?
Senza entrate non si può fare fronte a quelle spese. Ma le entrate chi dovrebbe portarle visto che non lo fa il Comune? Benefattori anonimi o più banalmente ticket di ingresso?
C’è, quindi, da un lato chi ritiene l’associazionismo un servizio, che capisce che quella Convenzione non rende alcun servizio e fa un passo indietro anche in autotutela.
C’è chi ritiene l’associazionismo un mestiere e vede nelle falle della convenzione ottime occasioni per avere gratuitamente un quartier generale, a spese della comunità, e per farlo invoca addirittura la battaglia politica che si starebbe consumando ai danni dell’associazione, un finto fraintendimento: gli interessi della comunità e dei beni comuni sono e saranno sempre terreno di confronto, di scambio di idee e, se serve, di battaglia per la loro difesa! Io credo che l’associazione più titolata sul piano formale sia la Pro Loco, che è anche una APS (Associazione di Promozione Sociale). Se rinuncia ad occuparsene, è un campanello d’allarme.
ALESSIO DE VITIS
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