TOMMASO BRUNO, 72 anni di età, noto imprenditore fondatore della GESCO, una società di distribuzione di materiali edili ed idrotermo-sanitari conosciuta e ben apprezzata in tutta la Regione. La GESCO nasce nel 1996 “con il fine di diventare un riferimento commerciale per le migliori aziende produttrici e per gli operatori e gli utilizzatori del settore”.
D. NELLA SUA LUNGA CARRIERA DI IMPRENDITORE CHE SI E’ FATTO DA SOLO, QUALI LE SFIDE PIU’ DURE CHE HA DOVUTO AFFRONTARE?
Per quel che mi riguarda, nessuna carriera. Sono sempre super impegnato come agli inizi. Quello che si e’ fatto ieri non conta piu’ e devi pensare al domani. L’azienda ha sempre bisogno di nuovi clienti, commesse, fatturato per potersi sostenere e non permette tregua. Come tanti imprenditori, non ho iniziato perche’ costretto, o perche’ non avevo, o potevo fare altro. Mi guardavo intorno e vedevo persone che si davano da fare e che realizzavano aziende che davano lavoro e generavano ricchezza. Questo mi ha affascinato. Poi, la vera molla che mi ha spinto me l’ha suggerita uno dei miei piu’ ascoltati maestri. Mi insegnò la liberta’ dal bisogno: una persona, per essere veramente libera, non deve avere bisogni economici e non deve sottomettersi per ricevere favori, posti di lavoro, privilegi. Il posto di lavoro prendi e te lo crei da te.

Ho iniziato a 17 anni a fare il sindacalista, poi venditore di macchine per ufficio, assicuratore, rappresentante di materiali edili, i primi acquisti e vendite in proprio di piccoli lotti e poi, anno dopo anno, sono arrivato, con dei soci indispensabili, a fatturare miliardi di lire gia’ a 27anni.
La mattina, invece di aspettare la manna dal cielo, la andavo a scovare. Mi incoraggiavo pensando che, se sono riusciti a realizzarsi gli altri, probabilmente ce la potevo fare anch’io. E cosi’ e’ stato. Non e’ poi cosi’ difficile. Basta, appunto, volerlo.
D. NEGLI ULTIMI ANNI SIAMO STATI MESSI ALLA PROVA DALLA PANDEMIA COVID-19. QUALE IMPATTO HA AVUTO SULLA SUA ATTIVITA’?
Il periodo Covid e’ stato una sciagura per tutti, specie per le aziende che si sono viste le entrate a zero ed i costi che continuavano ad erodere le riserve costituite in anni di attivita’.
Non ci si poteva fare niente, in pratica siamo stati segregati. Ancora oggi, tutti i costi e danni causati dall’era Covid non sono stati del tutto ammortizzati. Bene sta facendo lo stato a venire incontro alle imprese – e ai cittadini in generale – per rateizzare tasse e oneri che per ovvie ragioni non sono stati pagati.
Nel corso degli anni tante altre situazioni mi hanno messo alla prova. Alle difficolta’ di reperire capitali necessari per la realizzazione delle strutture si aggiungevano quelle di trovare addetti capaci e motivati per offrire servizi all’altezza dei tempi. Le cose semplici, per questi atteggiamenti, diventavano difficili e rovinosi. Ma un navigante che si rispetti, sa a cosa puo’ andare incontro e si attrezza per superare ogni insidia.
D. IL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA PRESENTA LUCI E OMBRE: UN ALTO TASSO DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E CONTEMPORANEAMENTE AZIENDE CHE NON RIESCONO A TROVARE FIGURE PROFESSIONALI PER I POSTI VACANTI. COME SIAMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO?
C’e’ chi pensa che il lavoro sia un diritto, non si capisce, o si fa finta di non capire, da chi questo lavoro dovrebbe essere elargito. Poi c’e’ chi pensa che il lavoro sia un dovere. Io ho sempre fatto parte della seconda schiera. Come ho detto e fatto, il lavoro lo si puo’ inventare e nessun ruolo e’ disonorevole. Si inizia, ci si prepara non solo nello svolgere il lavoro o l’incarico ottenuto, ci si deve preparare soprattutto ad acquisire una mentalita’ costruttiva, onesta e leale. Se da un lato vi sono imprese indegne, non da meno lo e’ il comportamento di molti addetti. In questa contrapposizione, nessuna azienda puo’ resistere a lungo e puo’ assicurare benessere e serenita’. L’aspettativa poi, per molti, non e’ trovare un posto di lavoro che assicuri la propria crescita e quella della propria eventuale famiglia. Si cerca spesso il minimo impegno, giusto per sbarcare il lunario, sprecando le proprie potenzialita’ che, se messe in circolo, si trasformerebbero in crescita personale e sociale. Naturalmente non si puo’ generalizzare.

A questo si aggiunge il paradigma per il quale chi ha studiato deve ricoprire, magari senza esserne all’altezza, ruoli adeguati al titolo di studio. Il risultato e’ quello che vediamo; da una parte si cercano posti di lavoro di livello, dall’altra si offrono ruoli di base che nessuno e’ disposto a ricoprire. Beati quelli che si possono permettere il lusso di restare disoccupati. Tantomeno le aziende possono assumere addetti che, se pur diplomati o laureati, nella realta’ avrebbero bisogno di passare del tempo nelle aziende prima di diventare capaci e produttivi. Intanto il tempo scorre.
D. QUALI CONSIGLI DAREBBE A UN GIOVANE TALENTUOSO CHE STA PER APPROCCIARSI AL MONDO DEL LAVORO?
Oggi, come ieri, tutti possono e devono aspirare a raggiungere mete sempre piu’ ambiziose, quanto possibili. Le opportunita’ vengono pero’ spesso snobbate e lasciate cadere nel vuoto. Bisogna invece scegliere uno dei tanti modelli lavorativi, prepararsi e seguire il percorso. Chi prima, chi dopo, l’obiettivo lo raggiunge. Il mondo del lavoro e’ meritocratico e selettivo. Capaci e creativi hanno vita facile. Chi invece pensa di barare trovera’ sempre piu’ porte chiuse.
_________________________






