Le Società Benefit stanno diventando una delle forme più concrete con cui la sostenibilità entra nella strategia d’impresa e produce effetti economici misurabili, dalla reputazione alla capacità di attrarre capitali, clienti e talenti.
In Italia il modello è stato introdotto con la Legge 28 dicembre 2015 n. 208, art. 1 commi 376–384, che definisce la società benefit come impresa che, nell’esercizio dell’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, persegue una o più finalità di beneficio comune e opera in modo responsabile, sostenibile e trasparente verso persone, comunità, territori e ambiente, beni culturali e sociali e altri portatori di interesse.
La norma collega questa impostazione a obblighi operativi precisi, tra cui la gestione orientata al bilanciamento degli interessi e la redazione annuale di una relazione sul beneficio comune, allegata al bilancio, con valutazione dell’impatto tramite standard esterno e pubblicazione della relazione sul sito, se presente.
Questa struttura rende il modello coerente con l’evoluzione dei criteri ESG, perché spinge a trasformare l’impatto in governance, misurazione e reporting.
In pratica, la società benefit crea un ponte tra obiettivi ambientali e sociali e la dimensione di governance, rendendo la sostenibilità parte integrante delle decisioni aziendali e verificabile nel tempo attraverso una rendicontazione strutturata.
In Puglia questa traiettoria è stata letta in chiave di competitività territoriale, legando sostenibilità e innovazione alla capacità del territorio di attrarre e trattenere imprese.

La Regione ha costruito un impianto dedicato, con una legge regionale, la n. 18/2022, che istituisce l’Albo e un regolamento attuativo che disciplina requisiti e modalità per l’iscrizione, l’uso del marchio regionale e misure di incentivazione e supporto. In questo quadro si inserisce l’Albo regionale delle Società Benefit di Puglia, consultabile pubblicamente e con possibilità di scaricare l’elenco delle imprese iscritte.
Queste riflessioni si innestano anche in un percorso di lavoro che ho seguito direttamente come presidente dell’Associazione Next EU.
Il punto di partenza è stato un lavoro tecnico avviato a Mesagne nel dicembre 2021 (https://www.nexteu.it/pnrr-patrimonio-culturale-e-societa-benefit-se-ne-parla-a-mesagne/), nell’ambito di un’iniziativa pubblica dedicata al PNRR e alle società benefit, durante la quale ho portato all’attenzione del tavolo la proposta di istituire un Albo regionale come strumento capace di rendere riconoscibile e premiabile l’impresa sostenibile sul territorio.
Da quel primo confronto si è sviluppata una linea di lavoro che, insieme all’Associazione Next EU e a un ampio partenariato accademico e associativo, che insieme alle Università pugliesi, a Confindustria Puglia, Confindustria Bari-BAT e al Politecnico di Bari, ha contribuito ad alimentare il percorso istituzionale poi sfociato nella disciplina regionale e nella piattaforma dell’Albo.
I dati divulgati in sede istituzionale mostrano una dinamica significativa. Al 30 giugno 2025 le Società Benefit in Italia risultavano 5.161 e la Puglia veniva indicata come Regione del Mezzogiorno con il maggior numero, pari a 235, con una crescita del 29,83 per cento rispetto all’anno precedente. Questo trend segnala un fenomeno in accelerazione che può diventare massa critica se agganciato a filiere, finanza e politiche pubbliche.
La dimensione più interessante, per chi legge un blog di economia, è l’aggancio tra sostenibilità dichiarata e sostenibilità incentivata. La Regione prevede premialità nei bandi a favore delle società iscritte all’Albo
(https://www.esgitalia.it/guida-ai-contributi-pubblici-per-le-societa-benefit-e-le-aziende-esg/), con forme che possono includere preferenza in graduatoria, punteggio aggiuntivo, riserva di risorse o aumento dell’intensità
di aiuto.
Nel perimetro degli strumenti regionali collegati a queste premialità rientra anche il Mini PIA, insieme ad altre misure di politica industriale.
Sul fronte dell’innovazione, il Mini PIA è una misura realizzata per investimenti produttivi in chiave di tecnologie abilitanti e innovazione collegati ai temi della digitalizzazione e dell’ecosostenibilità, integrabili
con progetti di innovazione, formazione, tutela ambientale, consulenze specialistiche e internazionalizzazione.
Per le imprese, la combinazione tra innovazione e sostenibilità non è più una scelta di immagine, ma un fattore che incide sulla competitività e, in modo crescente, anche sull’accesso agli incentivi.
Questo si riflette anche nella narrazione territoriale. La sostenibilità viene proposta come leva strategica di crescita e posizionamento e l’Albo delle Società Benefit pugliesi incentiva l’arrivo e il radicamento di imprese che vogliono operare in un contesto dove l’impatto è riconosciuto, misurato e valorizzato anche attraverso meccanismi pubblici di premialità.
In un mercato in cui filiere, investitori e banche chiedono sempre più evidenze ESG, la combinazione tra modello societario, infrastruttura pubblica di trasparenza e incentivi all’innovazione può rafforzare l’attrattività della Puglia per imprese orientate alla transizione.
MARCO SPONZIELLO
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