Nell’arco delle ultime 48 ore che verranno ricordate come lo spartiacque tra il tempo dei rapporti “privilegiati” e quello dell’umiliazione, il vice sceriffo di Washington, dopo aver scudisciato i leader europei, sulla scia di Elon Musk ha incontrato la leader dell’Afd Alice Weidel: più un endorsement che un’apertura di dialogo.
Ma per apprezzare pienamente il desiderio di apertura al dialogo e all’inclusione di chi pretende, non si sa investito da chi o per quali meriti se non il bullismo delinquenziale condiviso con l’aggressore, di realizzare “una pace durevole” in Ucraina basterebbe solo guardare oggettivamente come si sta avviando il presunto negoziato. Per ora con tutta la buona volontà di credere, anche per sedare l’ansia e il disgusto, a chi assicura che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, che l’amministrazione Trump sarebbe pronta “a sanzioni durissime” e “a inviare truppe sul terreno” se Putin “non starà ai patti” e/o non negozierà “in buona fede”, si è assistito al contrario.

Trump ha riservato a Putin un trattamento super privilegiato, l’ha eletto interlocutore unico e in grado di determinare condizioni-diktat che sono quelle di sempre: tutte le province anche quelle non interamente occupate dai russi; no all’ingresso nella Nato né ora né mai; pressione su Zelensky “illegittimo” per andare al voto sotto gli attacchi quotidiani anche alle centrali nucleari oltre che a quelle elettriche.
A queste imposizioni l’amministrazione Trump ha aggiunto la contropartita esosa della cessione delle terre rare per gli aiuti ricevuti che Zelensky non ha firmato; l’esclusione a tutt’oggi dal tavolo negoziale a cominciare dagli incontri in Arabia Saudita; il disimpegno Usa dalla difesa del confine est di oltre 1000 km e l’assoluta mancanza di garanzie per la difesa aerea.
Per chi è sfornito delle informazioni riservate ai “retroscenisti”, non simpatizza per Putin, ha un minimo senso di giustizia, non liquida come obsoleti e fastidiosi i principi elementari dello stato di diritto internazionale e ritiene le considerazioni di Mattarella pure “parole di verità” che onorano l’Italia, si sta solo assistendo a qualcosa di vergognoso e di rovinoso.
Trump è arrivato a dire “non si sa se forse l’Ucraina un giorno sarà russa”, tratta Zelensky e l’Europa come questuanti da tenere fuori dalla porta, e il motivo per cui non trapelano informazioni sul suo piano di pace potrebbe essere molto semplice: non c’è, l’ha già scritto da tempo Putin!
L’Europa per “essere rilevante” davanti al duo di despoti che al di là delle affinità delinquenziali ha creato una convergenza inedita e pericolosissima che va oltre la definizione dei confini e del futuro dell’Ucraina, ma investe la tenuta del sistema democratico , deve opporre unità, forza e fermezza.
Se ne sta rendendo conto con colpevole ritardo. Forse ha capito che deve provvedere alla difesa comune, darsi una governance che non la paralizzi, introdurre il voto a maggioranza per neutralizzare le quinte colonne putiniane.
L’incontro straordinario a Parigi per “rispondere” all’esclusione dai negoziati e ribadire che Kiev non è nella disponibilità dei due sopraffattori è un primo passo.
DANIELA GAUDENZI
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