Scritto da ELISABETTA CANTA – Ostetrica
Il termine bonding indica l’intimo legame che si instaura tra i genitori e il neonato, già a partire dal
periodo prenatale, per consolidarsi alla nascita e continuare per tutto il primo anno di vita.
Questo legame, promosso fin dalle prime settimane di gravidanza e incoraggiato nelle ore
successive alla nascita, se le condizioni di salute della mamma e del bambino lo consentono, ha la
finalità di nutrire il nascituro di elementi psicofisici ed emozionali positivi, garantirgli un miglior
adattamento alla vita extrauterina e rafforzare il suo sviluppo post-natale.
Inoltre, il bonding rafforza il legame di coppia e la relazione familiare, predisponendo positivamente la donna all’evento nascita, favorisce un buon avvio all’allattamento e promuove il maternage, insieme di pratiche di
cura e accudimento, mirate al soddisfacimento dei bisogni del figlio e allo sviluppo delle sue
capacità socio relazionali durante la crescita.
Il bonding prenatale è un vero e proprio dialogo biochimico, ma anche un’esperienza emozionale e
corporea, che si esprime attraverso le modalità con cui la mamma e il feto si relazionano durante
la gravidanza: la respirazione, le carezze al pancione, le visualizzazioni, il suono della voce e i
movimenti. Il feto a sua volta userà i sensi per percepire e rispondere agli stimoli, creando un
primo legame con l’universo materno, e non solo.
Il bonding postnatale si stabilisce nelle primissime ore dal parto, un periodo definito “sensibile” sul
piano relazionale, quando si assiste al riconoscimento mamma-figlio (imprinting). Nel periodo che segue immediatamente la nascita infatti, il neonato è in uno stato di veglia attiva e cerca istintivamente il contatto con la madre, registrando la sua immagine e tutte le percezioni sensoriali a livello cerebrale, quindi è possibile sfruttare le sue capacità percettive, favorendo l’adattamento al mondo extrauterino anche dal punto di vista cardio-respiratorio, metabolico e della termoregolazione.
La donna a sua volta, farà la conoscenza del bambino reale e non più immaginario e grazie al
rilascio nelle ultime contrazioni di parto degli ormoni adrenalinici, riuscirà a imprimere
indelebilmente nella memoria l’immagine del suo bimbo. Le alte concentrazioni nel sangue
materno di ossitocina e endorfine concorreranno a favorire l’innamoramento e insieme alla
prolattina predisporranno la donna all’accudimento.
Il bonding neonatale è raccomandato dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità e se potenziato
dal rooming-in per tutto il tempo della degenza ospedaliera, consentirà alla mamma di prendersi
cura del figlio più serenamente e rispondere efficacemente ai suoi bisogni di nutrimento, conforto e
contatto.
Risulta evidentemente utile informare ed educare i futuri genitori sui benefici fisiologici del bonding
attraverso gli incontri di accompagnamento alla nascita, ideale opportunità per sperimentarlo e
promuovere migliori outcomes neonatali.
Le rispettose pratiche ospedaliere dopo la nascita (parto vaginale o parto cesareo) insieme alla
consapevolezza dei genitori, sono un connubio fondamentale per instaurare una positiva
interazione tra madre e bambino, attraverso il contatto pelle-a-pelle (definito skin to skin),
premessa fondamentale affinchè quel vincolo inscindibile, unico e speciale, fisico e psicologico tra
neonato e genitori si consolidi e si protragga nel tempo.
Tutto questo e molto altro è promosso durante i miei incontri di accompagnamento alla nascita.
_________________________________






