GIUSEPPE DE LORENZIS, meglio conosciuto come “Peppino De Lorenzis”, operatore turistico di Felline, è la tipica figura di imprenditore che si è fatto “da sé”. Con l’attestato di quinta elementare e con un po’ di fortuna è stato in grado di superare ostacoli apparentemente insuperabili, e guadagnarsi il “pane” iniziando praticamente da zero.

Figlio di Salvatore De Lorenzis (u “Tore capularicchiu”) e di Antonia Martina, da bambino, inizialmente come “discipulu”, ha imparato l’arte del falegname presso la falegnameria del fratello, in largo S. Lucia, a fianco “allu barra ta Tuccia”, e l’arte dell’elettricista aiutando “u Lautinu Martina” ogni volta che ne aveva bisogno.
Ha lavorato anche presso “u stabilumentu viniculu tu Manfrecula” insieme “cu lu Giulianu Ciriolu e u Peppe rillu”.
Dove adesso ci sono i supermercati Sisa, ci dice, 50 anni fa c’era “u meju stabilimentu viniculu te tutti sti cuntorni. I travini che dovevano misurare – alla bascula – il carico dell’uva, arrivavano da tutti i paesi intorno a Felline e, nell’attesa del loro turno, formavano una fila sulla strada fricciata che arrivava quasi vicino allu monumentu ti Caduti”.
Nel 1954, all’età di 17 anni, gli venne l’idea di impiantare un piccolo chiosco nella marina di Ugento, in località “Pazze”. Essendo minorenne dovette intestare momentaneamente l’attività al fratello Fedele.

Venuto a conoscenza delle richieste di lavoro presso le miniere tedesche, nel 1957 emigra in Germania con Cosimo D’Ambrosio di Felline e Antonio Garzia di Alliste. C’erano anche altre persone di Racale e Gallipoli.
“Quando arrivammo in Germania – ci racconta – eravamo tutti manovali, nessuno era specializzato. E invece l’ingegnere della miniera ci disse che lì avevano bisogno di gente “con qualifica”.
Quando mi chiese il mestiere e la qualifica risposi: “elettricista”.
Volle il libretto che attestava il mio apprendistato. Ma io non avevo alcun libretto!!
Allora scrissi “allu Lautinu Martina” di farmi una dichiarazione di attestazione della mia idoneità al lavoro di elettricista.
Questa dichiarazione la scrisse “u Ninu Renna”, u Lautinu a firmau e mesciu Tore Fontò, u sinnicu delegatu, mise u timbru; cusì in Germania me truvai a menzu a squatra ti specializzati”.
Dopo sei anni sono uscito dalla miniera perché avevo intuito che a fare il “trasportatore” del carbone si poteva guadagnare di più rispetto al lavoro di miniera, sia pure “specializzato”. Decisi quindi di mettermi in proprio.
GIUSEPPE, MA LEI AVEVA IL TITOLO LEGALE PER ESERCITARE L’ATTIVITA’ DI AUTOTRASPORTATORE?
In effetti per trasportare il carbone occorreva l’autorizzazione superando un apposito esame presso quella che possiamo chiamare la Camera di Commercio tedesca. Quando andai all’apposito ufficio per dire che “volevo fare il corso”, l’impiegato mi chiese il titolo di studio. Poi un tedesco mi disse: < sig. De Lorenzis, con la quinta elementare dove vuole andare? Lasci perdere il corso, sparagnate stu fastidiu, qui in Germania è una cosa seria…>.
Sentendo queste parole mi allontanai sconfortato dallo sportello. Mentre scendevo le scale decisi di tornare da quell’impiegato e in tedesco gli chiesi: “ma se gli esami non li supero cosa succede”? “Niente”, mi rispose. E allora voglio provare, dissi io.
Guarda caso l’esame andò bene e da allora iniziò la mia carriera di imprenditore autonomo.
Comprai quindi un piccolo camion e iniziai a trasportare carbone al domicilio delle persone che lo chiedevano. Gli affari tiravano abbastanza bene, tant’è che in breve tempo comprai il secondo e poi il terzo camion di trasporto, e assunsi i primi due dipendenti.
In seguito, dall’autotrasporto del carbone passai al trasporto del catrame e della ghiaia per l’asfalto delle strade.
MA LEI E’ CONOSCIUTO SOPRATTUTTO PER ESSERE STATO “COMMERCIANTE” DI CAMION…!
Si, dopo qualche anno iniziai anche l’attività di compravendita di camion, fino ad arrivare ad assumere complessivamente circa 250 dipendenti! Poi cominciò il desiderio di tornare in Italia, nella culla della mia infanzia e adolescenza: Felline!
PURA NOSTALGIA?
Volevo tornare nel Salento con tutta la famiglia, volevo investire i risparmi nella mia Terra.
RIENTRO’ IMMEDIATAMENTE IN ITALIA?
No, feci il passo un po’ alla volta. Iniziai a costruire l’Hotel “La Balena”, in Torre S. Giovanni, località “Pazze”, vicino al vecchio chiosco degli anni quaranta.
La sua costruzione diede lavoro per diversi anni a decine di imprese e a centinaia di persone. Era un autentico gioiello e una preziosa risorsa per il turismo di tutto il basso Salento. Poi scattò in me il desiderio di investire nel Borgo antico di Felline, che ancora una quindicina di anni fa era in pessime condizioni, si presentava come un insieme di ruderi, spesso pericolanti e abbandonati dai proprietari al loro destino. Nessuno aveva interesse a ristrutturare o a comprare casa nel centro storico di Felline nelle condizioni in cui si trovava negli anni ottanta e novanta del 1900. Io invece pensai che se quelle “catapecchie” fossero state ristrutturate avrebbero dato nuova vita al centro storico.
MA PRIMA DI INIZIARE A INVESTIRE A FELINE SI CONSIGLIO’ CON QUALCUNO?
Quando dissi ai miei familiari e a qualche amico della mia intenzione di comprare molte di quelle case abbandonate, tutti mi diedero del pazzo. “Ma chi te la fa fare? Si tratta di catacombe – mi dicevano -, sai quanti soldi devi spendere per ristrutturarle?”
Ma io non volevo far morire il centro storico di Felline e lasciarlo nell’indifferenza generale. Pensai, per esempio, che il borgo antico poteva bene adattarsi ad accogliere strutture di ristorazione, ma per fare ciò occorreva effettivamente investire molto denaro per adattarli al meglio e secondo legge a quella finalità.
I SUOI FAMILIARI QUINDI LA TENNERO A FRENO…
Nonostante i pareri contrari di tutti, compresa mia moglie, mi avventurai in questa operazione di investimento che è durata anni e che è ancora in corso. Molte di quelle “catapecchie senza pavimento, senza impianto idrico e senza bagni”, sono ora appartamenti di mia proprietà, ben ristrutturati rispettandone le caratteristiche costruttive originarie.
In tre di questi immobili storici sono sorti, com’era nel mio programma, tre ristoranti che, anche grazie alla bravura dei gestori, hanno dato a Felline notorietà in tutta la provincia di Lecce e anche oltre.
Il centro storico di oggi, paragonato a quello degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, è un gioiello!
HA INTENZIONE DI ACQUISTARE ALTRI IMMOBILI NEL CENTRO STORICO DI FELLINE?
Ho in programma la sistemazione di altri locali già comprati, verso Piazza Caduti, per l’apertura di un nuovo ristorante, come nei grandi centri turistici d’Italia. Insomma vorrei fare di Felline un piccolo-grande centro di attrazione turistica, un “tempio della gastronomia”!
………………………………….
Intervista del 2012 a cura di
GIULIANO CIRIOLO
sulla rivista “Progetto Salento” – Anno V n. 5 –
_____________________________________________









