La Procura di Milano ha chiesto l’arresto dell’assessore all’urbanistica TANCREDI e di altri politici, imprenditori, immobiliaristi e architetti.
Le accuse sono pesanti: falso e corruzione.
Sono indagati praticamente tutti i componenti della Commissione Locale Paesaggio di Milano.

Nel focus è tutta la gestione urbanistica del Comune di Milano che avrebbe fatto passare per ristrutturazioni e approvato senza piani attuativi quelle che invece erano demolizioni di vecchi comparti e stabilimenti e costruzioni di nuovi edifici, grattacieli con volumi analoghi o persino superiori.
L’aver “bypassato” questa regola non è solo un tecnicismo: sarebbe un ribaltamento del potere urbanistico.
Di qui è derivata, infatti, una politica di deregolamentazione, smantellamento delle norme urbanistiche, paesaggistiche e ambientali, edilizie e urbanistiche fino alla riduzione della tassazione per i progetti di trasformazione urbana.
E’ il cosiddetto modello Milano di sviluppo che avrebbe portato ad una “incontrollata espansione edilizia” dove a dominare sarebbero stati gli interessi privati immobiliari e finanziari piuttosto che quelli dei cittadini e quelli di un equilibrata collaborazione tra pubblico e privato.
Insomma, le istituzioni hanno rinunciato al loro ruolo di pianificazione e progettazione urbanistica.
Accade perché manca una visione pubblica della città come luogo dove vivere, non solo dove investire.
Se c’è stata corruzione e falso, se ci sono stati reati, toccherà alla procura dimostrarlo; ma il punto politico che emerge è il governo delle città riguardo alla questione più importante della loro vita concreta : i processi di trasformazione edilizia e urbanistica.
Un tema di cui non si discute a fondo da tempo, né a destra né a sinistra, dando per scontato che a prevalere debba essere la privatizzazione degli spazi e uno sviluppo dominato dalle mere logiche del mercato.
Eppure nella storia dell’urbanistica italiana non sono mancati esempi in senso contrario a quelli milanesi.
PIERLUIGI CERVELLATI, architetto e assessore all’urbanistica nelle giunte del Comune di Bologna tra il 1964 e il 1980, è stato il promotore di un vasto piano di espropriazione e ristrutturazione dei centri storici di Bologna negli anni Sessanta–Settanta.
Un progetto strutturato per conservare e valorizzare l’intero tessuto storico urbano il cui obiettivo era non solo di tutelare la struttura urbana storica nella sua organicità ma anche preservare gli abitanti tradizionali e le attività quotidiane mediante espropriazione e favorire l’edilizia popolare, limitando la speculazione e garantire alloggi a basso costo.
È proprio di questo che bisognerebbe discutere per approntare una nuova normativa urbanistica anche a livello di ogni Comune , che assuma e rilanci i principi alla base del modello urbanistico del nostro Salento, senza tuttavia demonizzare il modello neoliberista della Milano di Sala.
Non è in discussione, per quanto mi riguarda, l’onestà e la trasparenza del sindaco di Milano, ma una questione ben più importante e fondamentale per un programma di governo del territorio che ora serve, ben alternativo alle confusioni attuali…a partire da quelle della Regione Puglia !
Altro che una legge “salva Milano” !
Serve, invece, una serie di norme calibrate sul “ locale è bello” per la rigenerazione urbana guidata dal “pubblico”.
Serve un piano di edilizia pubblica nei centri storici; serve restituire “ potere” ai Comuni nel definire bene “l’interesse generale”.
Sulla necessaria partecipazione dei cittadini e cittadine alle scelte di ogni Comune … dai grandi temi urbanistici a quelli più legati al quotidiano come i trasporti locali ( in Salento vedi …le littorine !) e la rete commerciale…ebbene, …si è già scritto e detto tanto.
Non a caso chi ha frequentato i corsi di universitari di urbanistica tecnica ricorda bene il monito dei docenti : “prima di pianificare un territorio…andateci a vivere il quotidiano per un tempo opportuno.”
E così è. Sono temi che necessitano dell’ascolto diretto, sul campo.
Vale molto il sapere ciò che viene detto ad alta voce, ciò che è solo sussurrato e, soprattutto, di ciò che può essere dedotto dalla quotidianità del paese, della città e della sua gente.
Quella che vive il sindaco.
Ed è, in genere, ciò che si chiede al sindaco, considerato il simbolo di uno Stato spesso percepito come lontano e distratto.
Se costruisci un Consorzio per lo sviluppo dell’agricoltura, se programmi un progetto e un’azione per il turismo ricettivo … non è lucrare prebende o benefit, ma azione di politica per lo sviluppo del territorio !
E per questo , al di la delle leggi speciali, ci sono i piani urbanistici, che promuovono ai territori scelte chiare e condivise, comunali, provinciali e regionali.
Eppure ci sono sempre le solite accuse, oltre alle mele marce, quanto meno di “ scambio elettorale o di traffico di influenze”, che negli anni 90 valevano solo per i socialisti tutti e parte della DC !
E oggi a distanza di 30 anni valgono a Venezia, Genova, Puglia e oggi Milano sempre.
Con il PD che scende in piazza contro Brugnaro e Toti ma a Milano e in Puglia ….. sostiene Sala e Emiliano perché la magistratura deve fare il suo corso, senza alcuna sua responsabilità professionale personale !
Ecco che proporre pertanto il sindaco come protagonista delle scelte ponderate sul territorio ad ogni livello della democrazia locale, sino a quella regionale, è la sfida di questi anni.
Difficile ma necessaria.
Arch. FRANCESCO LONGO
Già sindaco di Taviano e Dirigente degli Uffici Urbanistici di vari comuni del Salento.






